Volano gli stracci in consiglio, liti e scontri per il presidente del consiglio comunale di Terzigno. Tira già aria di crisi

Andrea Ripa,  

Volano gli stracci in consiglio, liti e scontri per il presidente del consiglio comunale di Terzigno. Tira già aria di crisi

Se il buongiorno si vede dal mattino, per la neonata amministrazione comunale di Terzigno sembra di essere già sul viale del tramonto. Verso una notte nera, come la pagina scritta nel consiglio comunale – il primo dell’era Ranieri bis – che ha impiegato tre ore per l’elezione del nuovo capo dell’assise. Una poltrona che andava assegnata obbligatoriamente, ma a leggere tra le dichiarazioni dei protagonisti del consiglio, c’è chi ne avrebbe fatto volentieri a meno. L’elezione di Antonio Vaiano viene mal digerita anche dagli esponenti della maggioranza: alcuni palesemente contrari, altri costretti a votarlo per non lasciare spazio all’opposizione. La neonata squadra di governo cittadino parte con la prima crisi del nuovo mandato, capace di ruotare attorno alle ultime poltrone da assegnare. Strascichi delle divisioni già esistenti sul finale del primo quinquennio Ranieri. Sospensioni, voti contrari, stoccate tra esponenti della stessa maggioranza, fughe di consiglieri che vengono richiamati e il lungo calvario per la scelta del nuovo presidente del consiglio comunale rendono perfettamente l’aria di tensione che da giorni si respira a palazzo di città, che Metropolis sta raccontando, e che è venuta fuori durante la prima uscita ufficiale della nuova classe dirigente. Servono 10 turni di voto e tre candidati in lizza per affidare all’ex postino l’incarico di guidare l’assise, prendendo il posto del «consigliere anziano», Genny Falciano. Elezione capace di acuire la spaccatura interna. Durante la seduta il nome di Vaiano è il primo che viene fuori dalla maggioranza. Ma nelle tre sedute di voto non raggiunge il quorum necessario. Le astensioni di sindaco e di Serafino Ambrosio e i voti contrari di Mosca – anche lui inizialmente dato in corsa per l’incarico – e Falciano «bruciano» inizialmente la sua candidatura. Vengono proposte poi le figure di Bonavita, compagno di lista di Vaiano ed entrato in consiglio per le dimissioni di Tonia Capasso, e Sabella per la minoranza. Neanche qui viene raggiunto il quorum dopo i tre turni a testa di voto. Si va al testa a testa tra i candidati che nelle precedenti elezioni interne hanno ricevuto il maggior numero di preferenze: Vaiano e Sabella, che aveva scalzato Bonavita. In mezzo numerose sospensioni e una certa tensione crescente. Al testa a testa chi non aveva votato Vaiano è costretto a farlo per non lasciare poltrone alla minoranza. Viene richiamato anche il consigliere Ferraro, che aveva lasciato il consiglio «stanco» per i continui teatrini. «Volevo dare un segnale», dirà poi. Serafino Ambrosio e il sindaco Ranieri s’accodano ai favorevoli, saranno decisivi. Mosca e Falciano no. L’ex assessore vota per la minoranza. «In questo momento credo sia una figura di maggiore competenza», dice. La vicesindaco nominata si astiene ma precisa che il progetto intrapreso doveva essere basato su «valori e competenze». Evidentemente in questo caso non ci sono. Alla fine vince Vaiano che dice di voler essere il «presidente di tutti». Ma si intravedono musi lunghi in maggioranza. Mosca e Falciano lasciano l’aula, li seguirà Franco Nappo della minoranza. «E’ stata scritta la pagina più nera, Vaiano avrebbe dovuto ritirare la candidatura per onestà. Mai è successa una cosa simile, sono attaccati solo agli incarichi in un periodo così delicato per il paese», dirà l’ex alleato di Ranieri. Per Pagano è il segnale, l’ennesimo, di una maggioranza che «arranca da subito». Per Terzigno brutta figura istituzionale, nonostante i tentativi di mettere una toppa da parte del sindaco – «un segnale di democrazia» – che spesso è peggio del buco.

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