Covid, parlano Faella e Ascierto: «Dubbi sulla cura con il plasma, difficile possa funzionare al 100%»

Elena Pontoriero,  

Covid, parlano Faella e Ascierto: «Dubbi sulla cura con il plasma, difficile possa funzionare al 100%»

Lotta al Covid, anche la Campania accelera con il “plasma Iperimmune”, attuando il protocollo Tsunami in collaborazione con il centrodiagnosi e cura delle malattie infettive Spallanzani.

Raccolta del plasma

Una terapia che è stata testata soprattutto negli ospedali del Padovano, con buoni risultati. Ma ancora lontani per definire la cura con il plasma la terapia principale per salvare i pazienti sintomatici finiti in terapia intensiva. Per l’azienda ospedaliera dei Colli di Napoli vale la pena tentare e, da pochi giorni, è partita la raccolta del plasma che dovrebbe essere donato dai cittadini guariti da Sars-CoV2: «Una terapia che sta suscitando aspettative e speranza, nell’ambito di studi clinici sperimentali o di trattamenti compassionevoli».

Parla Faella

A mostrare qualche perplessità è il virologo Francesco Saverio Faella, 74 anni, richiamato in servizio dall’inizio della pandemia, e in prima linea nella ricerca delle cure per debellare il virus di questo secolo. «In Campania abbiamo appena iniziato a raccogliere il plasma donato dai guariti, quindi difficile dire se possa essere una cura funzionale al cento per cento. E’ una terapia a cui potrebbero essere sottoposti tutti i malati di Covid, ma che non esclude effetti collaterali», cauta la posizione del virologo stabiese, ritornato in corsia a distanza di 47 anni dalla lotta contro il colera che lo vide in prima linea e tra i luminari che riuscirono a sconfiggerlo. Ma se l’epidemia del 1973 colpì maggiormente il Sud dell’Italia, il Covid resta un nemico invisibile più subdolo perché diffuso in tutto il mondo e con una rapidità raddoppiata nella seconda ondata di contagi. Un tempo che comincia ad allungarsi visto le cure che restano sperimentali e che, in effetti, non hanno ancora portato a una svolta per tracciare una terapia unica. «Per il plasma iperimmune il percorso è ancora lungo se si pensa che bisogna ancora raccoglierlo, lavorarlo e poi testarlo sugli ammalati. C’è invece una strada più rapida – annuncia il virologo Francesco Saverio Faella – proprio in questi giorni la Fda, ente americano per l’approvazione delle terapie, ha dato il via libera al farmaco realizzato con gli anticorpi monoclonali, con bassa possibilità di effetti collaterali e che dovrebbe arrivare in Europa entro Natale. Credo che possa essere maggiormente efficace e più veloce per le esigenze del momento, visto anche l’impennata della curva dei contagi che si registra quotidianamente in Campania, ma anche in buona parte dell’Italia».

L’analisi di Ascierto

Della stessa opinione è anche l’oncologo e luminare dell’ospedale Pascale di Napoli, Paolo Ascierto: «È recentissima la notizia che la Fda, l’agenzia internazionale per gli alimenti e i medicinali, ha autorizzato l’uso di baricitinib in combinazione con remdesivir per il trattamento d’emergenza di pazienti ricoverati con forme severe di infezione da Covid-19. L’intuizione vincente è stata quella di considerare un farmaco che agisse sulla tempesta citochinica, come baricitinib, in associazione con un antivirale. Si tratta del primo trattamento approvato dalle autorità internazionali per i sintomi infiammatori del coronavirus e, nonostante i progressi nella gestione dell’infezione dall’inizio della pandemia, era necessaria una terapia per migliorare il recupero dei pazienti, rallentando la progressione della malattia e riducendone la mortalità. Questo significa che superare questo momento è possibile e le armi che abbiamo sono la ricerca e la prevenzione».

Gli scenari

Nonostante la possibile via di uscita, con l’ultima scoperta farmacologica in partenza dall’America, in Italia alcune Regioni continuano a raccogliere il plasma iperimmune, anche perché la cura approvata dalla Fda avrebbe comunque un costo, rispetto alle donazioni volontarie dei guariti dal virus. Resta attivo, dunque, il percorso predisposto all’interno del centro trasfusionale dell’azienda ospedaliera dei Colli, per arruolare i pazienti guariti chiamati a donare il plasma ma che abbiano requisiti specifici: di età compresa tra i 18 e i 60 anni, devono essere trascorsi 14 giorni dall’ultimo tampone negativo e non essere affetti da patologie gravi.

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