Omicidio Matilde Sorrentino: «Tamarisco voleva zittire la mamma coraggio». La confessione choc ad una cena

Ciro Formisano,  

Omicidio Matilde Sorrentino: «Tamarisco voleva zittire la mamma coraggio». La confessione choc ad una cena

Il suo obiettivo era «zittire una volta per tutte» quella donna. Mettere a tacere Matilde Sorrentino, la mamma- coraggio di Torre Annunziata che con le sue denunce lo aveva fatto finire al centro di un processo per pedofilia. Una confessione che Francesco Tamarisco avrebbe fatto a un suo vecchio alleato nel corso di una cena organizzata nel marzo 2004. Quindici giorni prima dell’omicidio di Matilde il narcos del rione Poverelli avrebbe, infatti, confessato i suoi propositi di vendetta a Massimo Fattoruso, all’epoca affiliato del clan Aquino-Annunziata di Boscoreale e oggi collaboratore di giustizia. «Mi fece comprendere che era sua intenzione farla uccidere», le parole del pentito ripetute in un verbale reso al pm Pierpaolo Filippelli, il magistrato che dopo 14 anni di silenzi ha riaperto quel fascicolo dimenticato aprendo un nuovo fronte d’indagine sul massacro di quella donna uccisa per aver denunciato gli orchi che abusavano di suo figlio. Particolari raccontati, nel giorno che celebra la lotta alla violenza sulle donne, anche davanti ai giudici della Corte d’Assise di Napoli. Fattoruso è stato sentito come super testimone nel processo che vede imputato proprio Tamarisco, accusato di essere il mandante dell’omicidio commesso da Alfredo Gallo, il sicario condannato in via definitiva all’ergastolo per aver ucciso Matilde Sorrentino. Secondo la Procura di Torre Annunziata Tamarisco avrebbe armato la mano di Gallo per punire la povera Matilde. A causa delle denunce della donna e di altre mamme del quartiere venne, infatti, svelato – a fine anni ’90 – un giro di pedofilia nel quale erano invischiati fotografi, bidelli di una scuola e persino narcotrafficanti. Tamarisco venne assolto, in Appello, al termine di un processo denso di interrogativi e dietrofront da parte di diversi testimoni. Nei suoi verbali, ripercorsi in aula, il collaboratore di giustizia ha parlato proprio di quella cena organizzata pochi giorni prima dell’omicidio e del rancore che l’imputato avrebbe palesato nei confronti di Matilde Sorrentino. «Tamarisco negava decisamente il suo coinvolgimento in questa vicenda di pedofilia – il succo del racconto di Fattoruso – Disse che la donna che lo accusava bisognava “zittirla” una volta per tutte». Per il collaboratore di giustizia quelle parole sono un indizio importante. Anche se lo stesso Fattoruso ha ammesso – nei suoi verbali – di non aver mai chiesto dettagli a Tamarisco sulla sua reale partecipazione all’omicidio. «Non ritenevo opportuno parlarne perché sarebbe stato come accusare Tamarisco di pedofilia». Il testimone, collegato da una località segreta, ha anche risposto alle domande dei legali della difesa, rappresentata dagli avvocati Antonio Rocco Briganti e Alessandro Pignataro. I difensori di Tamarisco, dall’inizio del processo, ritengono prive di riscontri le dichiarazioni rese dai pentiti sulle presunte responsabilità dell’imputato. Un tema, questo, che sarà centrale nella valutazione finale affidata ai giudici della Corte d’Assise di Napoli.

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