Omicidio Nicholas, il pentito Rapicano accusa il boss latitante: «Ha ordinato il massacro»

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Omicidio Nicholas, il pentito Rapicano accusa il boss latitante: «Ha ordinato il massacro»

«Se il figlio di Rossano ha ucciso il nipote di Nicola ‘o fuoco non può trattarsi di un evento accidentale, ma è frutto di una decisione presa da Antonio Di Martino». E’ il 4 settembre 2020 quando Pasquale Rapicano, l’ultimo pentito del clan D’Alessandro, parla al pm dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta. Un verbale di due paginette che catapulta al centro dell’inchiesta sull’omicidio di Nicholas Di Martino (il diciassettenne ucciso a Gragnano a maggio scorso) il nome di Antonio Di Martino: l’inafferrabile boss dei Lattari, il capoclan latitante da quasi due anni ritenuto a capo di una delle più potenti holding dello spaccio della provincia di Napoli. Secondo Rapicano il figlio del padrino Leonardo ‘o lione non poteva non sapere. Anzi, sarebbe stato proprio lui a dare il via libera a Maurizio Apicella, figlio del ras Rossano, per eseguire il delitto costato la vita al diciassettenne. Affermazioni inedite e pesantissime che rischiano di aprire un nuovo squarcio nelle indagini sull’omicidio. Indagini chiuse per Apicella e Ciro Di Lauro, i due giovani ritenuti gli esecutori materiali del massacro di Nicholas. Va comunque chiarito che Antonio Di Martino  non risulta indagato per questo delitto.    Per Rapicano, però, un dato è certo: l’omicidio del ragazzo ucciso da una coltellata alla gamba in via Veneto, non è frutto di una banale lite tra ragazzi degenerata. «Ritengo possibile – l’ipotesi svelata dal pentito – che anche questo omicidio possa essere ricondotto alle attività illecite connesse al traffico della droga». Una tesi portata avanti, sin dalle prime indagini, anche dall’Antimafia. La Dda, infatti, ha subito teorizzato collegamenti tra le attività illecite gestite dalla camorra della zona di Gragnano e l’omicidio del nipote del boss Nicola Carfora. Una ipotesi investigativa – quella sostenuta dal pm – confermata anche dal Riesame. Secondo Rapicano anche il riferimento alle presunte minacce subite da Nicholas per alcune «invasioni territoriali» sarebbe legato proprio all’affare droga e ai presunti contrasti esistenti tra le famiglie Carfora e Apicella. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia sono state inserite dall’Antimafia nel fascicolo d’indagine a carico di Maurizio Apicella e Ciro Di Lauro, entrambi in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dalle finalità mafiose. Va anche sottolineato che la difesa dei sue sospettati, rappresentati dagli avvocati Francesco Romano e Carlo Taormina, ha sempre contrastato questa ricostruzione. Secondo i legali dei due indagati quel delitto – al contrario di quanto sostengono l’accusa e ora anche i pentiti – non sarebbe in alcun modo riconducibile alle logiche della criminalità organizzata né tanto meno alle dinamiche connesse alla gestione delle piazze di spaccio.

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