Ha ucciso la madre a Torre del Greco, perizia su Fabio: «E’ pazzo, non può stare in cella»

Alberto Dortucci,  

Ha ucciso la madre a Torre del Greco, perizia su Fabio: «E’ pazzo, non può stare in cella»
Fabio Cerbasi

Torre del Greco. «E’ pazzo, può essere pericoloso per sé e per i detenuti rinchiusi a Poggioreale». è la linea difensiva portata avanti dall’avvocato di Fabio Cerbasi – l’assassino della madre Brunella Cerbasi, 56 anni, massacrata a colpi di cacciavite all’interno della sua abitazione – davanti al gup Antonello Anzalone del tribunale di Torre Annunziata, chiamato a convalidare il fermo eseguito dagli agenti del locale commissariato di polizia e a stabilire la misura cautelare per il trentatreenne accusato di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Il magistrato del palazzo di giustizia di via Nazionale, tuttavia, non è entrato nel merito della capacità di intendere e di volere dell’uomo e si è limitato – in attesa dei successivi step giudiziari – a confermare la detenzione dietro le sbarre della casa circondariale di Napoli.

L’interrogatorio

D’altronde, Fabio Cerbasi aveva già confessato tutto agli uomini in divisa agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria: «Mia madre ha cominciato a fare le “fatture della oscenità” e a fare volare gli oggetti – il racconto dell’uomo, ascoltato a poche ore dall’arresto -. Io stesso ero vittima del suo potere maligno: l’ho uccisa con un “girachiodi”, ma c’è voluto uno sforzo enorme. Il mondo era in pericolo». Una ricostruzione agghiacciante, accompagnata da dettagli capaci di suscitare sgomento e raccapriccio tra gli investigatori: «Non voleva morire, ci sono voluti diversi colpi. Così sono rimasto senza forze e mi sono addormentato». Un sonno lungo otto ore, poi il risveglio e la solita passeggiata con il cane – un meticcio nero di piccola taglia – sotto casa. Come se nulla fosse accaduto, indossando gli stessi abiti – una tuta scura e una felpa – utilizzati per l’omicidio. Fino all’incontro casuale con la nonna: «C’è mamma morta a terra in casa», la prima confessione del trentatreenne con alle spalle problemi legati sia all’abuso di alcol sia alla droga.

La perizia psichiatrica

Le parole dello stesso assassino non lasciano, insomma, spazi a dubbi sulla dinamica del massacro. L’autopsia ordinata dal pubblico ministero Emilio Prisco stabilirà il numero di colpi inferti dall’uomo alla madre, ma l’iter processuale girerà inevitabilmente intorno alla capacità di intendere e di volere di Fabio Cerbasi al momento del delitto. Potrebbe essere lo stesso pubblico ministero a chiedere la perizia psichiatrica per stabilire la pazzia o meno del trentatreenne. L’uomo – in cura presso il centro di igiene mentale dell’Asl Napoli 3 Sud – aveva confermato di percepire la pensione di invalidità, ma per ragioni legate a incidenti stradali. Nei prossimi giorni, la difesa potrebbe valutare l’ipotesi di ricorso al Riesame limitatamente alla misura cautelare in carcere e non in un casa di cura per malati psichici.

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