Il virus non ferma la fabbrica degli abusi edilizi: altre 15 demolizioni

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Il virus non ferma la fabbrica degli abusi edilizi: altre 15 demolizioni

La crisi economica generata dalla pandemia ha messo in ginocchio migliaia di imprese all’ombra del Vesuvio. Ristoratori, bar, pizzerie. In tanti sono stati costretti, in questi giorni di lacrime e ambulanze, ad abbassare la saracinesca senza avere certezze sul futuro. Qualcuno ha addirittura deciso di non riaprire mai più. Ma c’è un settore che resiste, anzi continua a macinare affari d’oro e soldi a palate nonostante l’emergenza sanitaria. E’ la fabbrica degli abusi edilizi, l’impresa illegale che negli ultimi decenni ha prodotto qualcosa come 60.000 opere fuorilegge. Uno schiaffo per la così detta zona rossa del Vesuvio, uno scempio senza precedenti che continua da oltre 30 anni. Lo sanno bene a Torre del Greco, dove su una popolazione di circa 80.000 abitanti si contano – secondo gli ultimi dati ufficiali del 2018 – qualcosa come 13.000 richieste di condono complessiv. In sostanza più di un cittadino su dieci ha presentato un’istanza per sanare un abuso edilizio. Cifre che meglio di qualsiasi parola danno il senso di un’emergenza che l’area vesuviana si trascina dal post-terremoto. E nemmeno la pandemia ha fermato il mondo sommerso alimentato dalle colate di cemento selvaggio. Lo raccontano le ordinanze di demolizione “sfornate”, negli ultimi giorni, dagli uffici del Comune. In tutto 15 provvedimenti con i quali viene ordinata la demolizione di decine e decine di opere non autorizzate messe in piedi e scoperte negli ultimi mesi. Dalla piccola veranda al grande abuso, dal balcone comparso dal nulla all’ampliamento di intere unità immobiliari. Abusi messi nero su bianco dalle relazioni tecniche eseguite dal nucleo anti-abusivismo in seguito ai capillari controlli dei vigili urbani. La lotta ai reati ambientali è una delle tante priorità della Procura di Torre Annunziata. Lo dimostrano le indagini sul disastro del fiume Sarno ma anche l’inchiesta sul presunto giro di tangenti per “sanare” le opere fuorilegge che ha travolto il Comune di Castellammare di Stabia nei giorni scorsi. A conferma del fatto che la pandemia non abbia fermato la “fabbrica” degli abusi edilizi ci sono anche i recenti dati raccolti da Legambiente. I numeri messi insieme dai volontari dicono che nel 2020 il numero di opere abusive scoperte è cresciuto del 20% su scala regionale. Un dato che da un lato dimostra una grande attenzione sul fenomeno, ma dall’altro ribadisce come nemmeno le norme più severe e il rischio di finire sotto processo rappresentino un deterrente per frenare le costruzioni fuorilegge. Una considerazione, quest’ultima, sulla quale pesa però la lentezza nell’esecuzione delle demolizioni. Migliaia di abbattimenti già ordinati ma mai realizzati per carenze di fondi e beghe procedurali. E intanto la fabbrica degli abusi continua a macinare soldi e cemento.

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