Pompei, licenziate dal «carrozzone» Aspide: il conto per stipendi e Tfr è 125mila euro

Salvatore Piro,  

Pompei, licenziate dal «carrozzone» Aspide: il conto per stipendi e Tfr è 125mila euro
Casa Borrelli

Pompei. Licenziati dal “carrozzone” Aspide. Spediti, pure al Comune di Pompei, 5 decreti ingiuntivi per 2 stipendi e Tfr mai riscossi. Pagamenti per circa 125mila euro – il più “modesto” decreto notificato per conoscenza anche al Comune, che esercita “attività di controllo, gestione, vigilanza” sulla società Aspide, è pari a 23mila euro esclusi interessi e spese legali – dovranno essere saldati in favore di 5 ex lavoratori, tutte donne, licenziate in tronco così come altri 9 dipendenti dal “carrozzone” Aspide. Ovvero la Azienda Pompeiana di Servizi e Iniziativa a Domanda Infracomunale, nata nel 2004 ma ora in liquidazione – in soldoni una società in house a partecipazione pubblica che nel tempo ha accumulato debiti per circa un milione e mezzo di euro – a cui i vertici di Palazzo de Fusco avevano affidato la gestione di casa Borrelli: lo storico ospizio di via Lepanto sgomberato con la forza all’alba del 25 settembre 2019. Al momento dello sgombero coatto – motivato da una perizia tecnica che attestava la necessità della messa in sicurezza della struttura – nell’ospizio “Borrelli” erano ricoverati 29 nonnini, poi immediatamente trasferiti in altre case di riposo, oltre a 14 dipendenti della Aspide: la società in house sottoposta ad “attività di controllo, gestione, vigilanza, partecipazione agli utili” ma sopratutto “coobligazione” del Comune di Pompei. E tutto in forza di una delibera approvata a giugno 2011 dal consiglio comunale. Una volta deciso per lo sgombero dell’ospizio, gli ex dipendenti di Aspide furono licenziati in tronco. Da qui era partita una lunga battaglia in sede civile, giunta fa una svolta almeno per 5 ex lavoratrici, a cui il giudice della Sezione lavoro del Tribunale di Torre Annunziata, Aldo Rizzo, ha riconosciuto circa 25mila euro a testa per il mancato pagamento degli ultimi due stipendi del 2019, mensilità di agosto e di settembre, oltre che per il Tfr. L’Aspide, però, non ha soldi in cassa. La domanda, ora, è una sola: chi dovrà pagare? L’avvocato Nino Coccoli, che difende in tribunale le 5 ex lavoratrici di Aspide insieme al collega Antonio Gentile, ha spiegato: “L’Aspide è una partecipata pubblica al 100%, tra l’altro in stato di liquidazione. Credo sia inevitabile che, alla resa dei conti, dovrà essere il Comune di Pompei a pagare, perchè chiamato in causa in qualità di coobbligato. Il Comune è l’unico proprietario di Aspide”. Unitamente ai 5 decreti ingiuntivi, i due avvocati hanno notificato ieri ad Aspide, e per conoscenza al Comune di Pompei, anche 5 lettere di diffida e messa in mora. “L’Aspide o il Comune” conclude l’avvocato Coccoli “avranno adesso 120 giorni di tempo per pagare. Altrimenti, partiranno i pignoramenti”.

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