Pizzo di Natale, tre città blindate contro i boss del racket

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Pizzo di Natale, tre città blindate contro i boss del racket

Le imprese annaspano nella palude della crisi. I negozi vestiti a festa sono semi-vuoti. E l’atmosfera natalizia è un pallido miraggio. Eppure, anche in questo scenario segnato  dagli effetti della pandemia, c’è un altro virus che rischia di assestare il colpo mortale a centinaia di imprese della zona vesuviana. E’ il virus della camorra, la pandemia della criminalità organizzata che da decenni toglie il respiro a chi con coraggio ha deciso di investire in un territorio complicato. Il vaccino c’è ed è la denuncia: l’unico modo per sconfiggere chi punta a mettere le mani su intere realtà. Una malattia che conoscono bene i cittadini di Portici, Ercolano e Torre del Greco: il Miglio d’Oro delle bellezze che proprio grazie al coraggio degli imprenditori ha messo i camorristi all’angolo. Lo testimoniano le denunce e l’infinita serie di arresti che hanno decapitato le principali cosche attive sul territorio. Ma abbassare la guardia adesso potrebbe essere l’errore più grave. Da un lato la frammentazione dei vecchi clan potrebbe aprire le porte a nuovi sodalizi spietati e feroci. Dall’altro la crisi economica e sanitaria che potrebbe spingere tra le braccia della criminalità – specie attraverso l’usura – gli imprenditori sull’orlo del baratro. Le forze dell’ordine lo sanno e in questi giorni di festa sono partiti i controlli a tappeto e le campagne di sensibilizzazione nelle tre città. Da sempre, a Natale, la camorra “bussa” alle porte dei negozi. Lo fa chiedendo il pizzo, ma anche imponendo l’acquisto di determinati prodotti o addirittura di luminarie. Anche per questo sono scese in campo anche le associazioni di categoria. A Portici, dove la situazione è più complessa e preoccupante per i raid intimidatori registrati negli ultimi mesi, il referente di Libera, Leandro Limoccia, ha lanciato un appello agli imprenditori. «Ora più che mai – spiega Leandro Limoccia – lo Stato e le associazioni devono essere l’ancora di salvezza per i commercianti e per le famiglie in difficoltà economica, e per questo ci tengo a precisare che denunciare la criminalità organizzata e rivolgersi alle associazioni, a noi, per un supporto, è la strada giusta. Collaboriamo con il Governo e con le forze dell’ordine e possiamo supportare chi si trova o si è trovato in situazioni simile: negli ultimi anni abbiamo sostenuto numerosi imprenditori nei processi e adesso siamo pronti a quella che, purtroppo, potrebbe essere una nuova ondata di difficoltà legata alla malavita che avanza». Nel mirino, oltre all’emergenza pizzo, c’è anche l’usura: altro business dietro il quale spesso si nascondono gli interessi della camorra. I dati diffusi proprio da Libera, nei giorni scorsi, parlano di qualcosa come 100.000 aziende a corto di liquidità, dell’aumento di denunce per usura (+6%) e della crescita esponenziale di ditte ritenute riconducibili alle mafie.

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