Ercolano, l’allarme dei giudici: «Il boss è pericoloso». Ma è libero da 8 mesi

Ciro Formisano,  

Ercolano, l’allarme dei giudici: «Il boss è pericoloso». Ma è libero da 8 mesi
Corso Resina a Ercolano

Torre del Greco/Ercolano. Per il ministro della Giustizia e per i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma, Mario Ascione è un soggetto altamente pericoloso che merita di essere recluso al regime del carcere duro. Una tesi confermata, un mese fa, anche da una sentenza della Cassazione, le cui motivazioni sono state depositate nei giorni scorsi. Ma il figlio del boss Raffaele Ascione, il padrino defunto della camorra di Ercolano, non solo non è nel braccio di massima sicurezza di un penitenziario super controllato, ma non è neanche detenuto. Da 8 mesi è un uomo libero, a dispetto di due sentenze di condanna, non definitive, per omicidio e tentato omicidio. Libero, nonostante sia anche imputato nel maxi-processo per estorsione aggravata dal metodo mafioso nato dalle denunce degli imprenditori-coraggio.  Un’intricata storia di contraddizioni giudiziarie che vede come protagonista l’erede della dinastia criminale con base e interessi tra Ercolano e Torre del Greco.

Un clan potente e spietato che per decenni ha tenuto in scacco centinaia di imprenditori, mettendo la sua firma sulla terribile guerra di camorra contro i Birra-Iacomino.  Ascione, zaino in spalla, ha lasciato  la sua cella del braccio di massima sicurezza del carcere di Milano Opera, ad aprile di quest’anno. Libero grazie all’assoluzione incassata, in Appello, per uno degli omicidi legati alla faida di Ercolano. Ascione ha ottenuto la libertà vigilata nel Nord Italia nonostante sul suo capo penda una condanna all’ergastolo, in primo grado, per un altro delitto ed una recente sentenza, sempre in primo grado, di diciotto anni per tentato omicidio.  Ma prima di uscire dal carcere – dopo 12 anni in cella – il figlio del padrino aveva presentato un ricorso in Cassazione per chiedere la revoca del carcere duro al quale era sottoposto.

Nove mesi prima della scarcerazione di Ascione, infatti, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, aveva firmato il decreto di proroga del carcere duro per il ras di corso Resina. Decisione confermata, a gennaio di quest’anno, dal tribunale di Sorveglianza di Roma. Da qui il ricorso, presentato evidentemente prima della scarcerazione, arrivato in Cassazione. I giudici – qualche settimana fa – hanno confermato la necessità di sottoporre il figlio del boss al 41-bis, alla luce del presunto coinvolgimento in diversi fatti di sangue e della sua capacità di mantenere collegamenti con il clan. Ma nel frattempo, però, Ascione, è tornato libero.

Libero, ma forse non per molto. Il pubblico ministero dell’Antimafia, Segio Ferrigno, ha chiesto l’arresto del capoclan in seguito alla condanna per tentato omicidio emessa, a luglio di quest’anno, dal tribunale di Napoli. Il Riesame ha dato ragione al pm ma la difesa ha presentato ricorso in Cassazione. Se la Suprema Corte (la stessa che ritiene opportuno il trasloco di Ascione al 41-bis) respingerà il ricorso, per il figlio del boss si riapriranno le porte del carcere. (c)riproduzione riservata

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