Trovò la bomba in piazza Imbriani a Torre Annunziata: muore il clochard buono

Giovanna Salvati,  

Trovò la bomba in piazza Imbriani a Torre Annunziata: muore il clochard buono

«C’è l’amore nel mio cuore, c’è l’amore che ti chiama». Lo scriveva su una vecchia agendina recuperata tra i rifiuti, dove ogni giorno scavava per trovare qualcosa da mangiare, una coperta sotto la quale ripararsi dal freddo. Percorreva decine e decine di chilometri al giorno. Sempre con il sorriso sulle labbra. Salutava chiunque lo incontrava lungo la sua strada: trasmetteva felicità e gioia anche se la vita gli aveva negato tutto. Gli affetti, un lavoro, una casa. Ma Pasqualino Gallo era un clochard felice. Le mani consumate dal tempo, il volto solcato dalle rughe e quel pizzico di follia che gli aveva cancellato la memoria, l’identità ma non la voglia di vivere. La stessa follia che il 2 novembre dello scorso anno lo portò a recuperare tra i rifiuti una bomba a mano. Un ordigno di cui quel mendicante buono ne ignorava la pericolosità ma non aveva avuto né paura a portarlo con sé dopo averlo raccolto e persino a  giocarci, come raccontò ai poliziotti. Una bomba a mano di fabbricazione slava, modello m-75 che poteva uccidere lui e chiunque si trovava in quel momento in piazza Imbriani dove Pasqualino la lasciò attirando all’attenzione dei passanti che diedero l’allarme. Da quel giorno Pasqualino è diventato il clochard coraggioso, conosciuto da tutti che hanno iniziato ad aiutarlo. I commercianti che ormai avevano imparato il suo nome e la sua storia gli regalavano un pasto caldo, alcuni gli abiti ma Pasqualino non ha mai smesso di vivere per strada, di ripararsi dal freddo con case di fortuna. «Sono felice, ho un mondo tutto mio: sono padrone delle strade, del mare, della natura» diceva a chi gli chiedeva che fine avesse fatto la sua casa, la sua famiglia. Sorrideva e rispondeva con tono deciso ma forse dentro di lui la tristezza c’era. Con la pandemia non aveva smesso di stare per strada, c’era chi gli aveva regalato anche una mascherina e delle coperte, ma Pasqualino aveva rifiutato un tetto e continuava a dormire tra la panchina e l’arenile pubblico e raramente in case tugurio nel centro storico della città fino a quando si è ammalato. Una brutta polmonite non gli ha lasciato scampo. E’ stato portato al pronto soccorso dell’ospedale di Castellammare di Stabia, il San Leonardo. I medici hanno provato a  curarlo, ma sono spuntate altre patologie e tutto è stato inutile. Solo ieri pomeriggio qualcuno si è ricordato di lui: è stato difficile risalire anche ad uno solo dei parenti dell’uomo, della vicenda se n’è interessato anche il Comune di Torre Annunziata e ieri la salma, dopo essere stata nell’obitorio del nosocomio stabiese è stata rilasciata e trasportata al cimitero per la benedizione e la sepoltura. Una storia di solitudine e di abbandono, ma anche di un uomo semplice che con i suoi occhi azzurri come il mare che amava e la sua spensieratezza non si considerava un povero ma un uomo libero, speciale e felice. Non aveva nulla ma forse proprio per questo aveva imparato ad apprezzare ogni piccola cosa della vita.

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