Sorrento, l’ex assessore Apreda: «Io pulito, i giudici non si fanno influenzare dai chiacchiericci»

Salvatore Dare,  

Sorrento, l’ex assessore Apreda: «Io pulito, i giudici non si fanno influenzare dai chiacchiericci»

Corruzione al cimitero, crollano le accuse nei confronti dell’ex assessore Raffaele Apreda. A cinque anni dall’avviso di garanzia e da una perquisizione domiciliare, adesso scatta l’archiviazione. L’ha deciso il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata Emma Aufieri che ha accolto la richiesta formulata dalla Procura di Torre Annunziata. Archiviazione anche per l’allora custode del camposanto Giuseppe D’Esposito, per l’interratore Gennaro Ruocco e per l’acquirente di una nicchia Renata Coppola. Apreda rispondeva delle ipotesi di corruzione e falso. La Procura non ha trovato riscontri alla denuncia fatta da una «fonte confidenziale» che accusava Apreda di riscuotere mazzette sulla vendita delle nicchie e di una gestione improntata «con finalità di indebito arricchimento personale».

L’inchiesta risale al 2015 e arriva alla svolta pochi mesi dopo le elezioni Comunali a cui Apreda si candida ottenendo oltre 600 preferenze tanto che l’allora sindaco Giuseppe Cuomo lo nomina in giunta con delega ai servizi cimiteriali. E’ l’alba del 7 marzo 2016 quando una decina di poliziotti eseguono un decreto di perquisizione a carico di Apreda. Vengono effettuati controlli nell’abitazione e nello studio privato dell’allora assessore, di professione geometra. Non ci sono sequestri. Apreda, dopo alcuni giorni di riflessione, decide di lasciare l’incarico e si dimette dalla giunta promettendo di non voler fare più politica. «Sono onesto e pulito, dimostrerò la mia innocenza. Ma non mi candiderò alle prossime elezioni» dirà a pochi mesi dalle Comunali 2020 quando, nelle vesti di “grande elettore”, sostiene la candidatura dell’ex assessore Mario Gargiulo.

La Procura di Torre Annunziata, però, lo scorso giugno già chiede l’archiviazione del caso e soltanto pochi giorni fa il gip Aufieri prende atto del fatto che non vi sono riscontri concreti alle accuse. E scatta l’archiviazione. Apreda è provato ma felice della positiva conclusione dell’inchiesta: «Sono soddisfatto perché fin dal primo momento ho dichiarato di essere estraneo alle accuse che mi venivano mosse – dice l’ex assessore – Sono ulteriormente felice del fatto che sono stato scagionato nelle vesti di amministratore pubblico. Così come per me, sono cadute le ipotesi di reato rivolte anche a carico degli altri dipendenti comunali indagati. Ciò testimonia la buona fede della mia condotta nell’ambito del mio mandato assessoriale. Purtroppo sono trascorsi oltre cinque anni dal giorno in cui iniziò l’indagine che mi suggerì all’epoca di lasciare il mio incarico legato all’attività in giunta. Ho sempre avuto fiducia nella magistratura che resta un organo terzo, lavora indipendente e non si fa influenzare mai da chiacchiericci e malignità che vengono dal territorio». Apreda ha però un’altra inchiesta aperta nei suoi confronti, «che mi riguarda esclusivamente per l’attività professionale ma sono certo di dimostrare la correttezza del mio operato e mi difenderò nelle sedi opportune».

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