L’ombra dei Casalesi su Torre del Greco, le nuove accuse del pentito fanno tremare il Comune

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L’ombra dei Casalesi su Torre del Greco, le nuove accuse del pentito fanno tremare il Comune

Ciro Vaccaro non avrebbe fatto solo da tramite per i clan di Torre del Greco nella raccolta delle tangenti sugli appalti pubblici. L’imprenditore condannato in primo grado a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa avrebbe aperto le porte del Comune anche ai Casalesi. E in particolare alla famiglia Capaldo, dinastia legata a doppio filo alla figura di Michele Zagaria, alias Capastorta, storico padrino della mafia casertana. E’ l’inedito retroscena che emerge dalle motivazioni della sentenza emessa, qualche mese fa, dai giudici del tribunale di Torre Annunziata a carico dello stesso Vaccaro.   Un tema già lambito dall’ordinanza di custodia cautelare che a giugno del 2018 ha portato all’arresto di boss e colletti bianchi al servizio della camorra. Ma nelle 62 pagine della sentenza sono emersi nuovi particolari sui presunti interessi dei Casalesi all’interno del Comune di Torre del Greco. A svelarli, durante le indagini e nel corso del dibattimento, è stato il pentito Giuseppe Pellegrino, ex uomo di punta del clan Falanga, cosca della quale ha fatto parte per undici anni (dal 2004 al 2015). Ai magistrati dell’Antimafia Pellegrino aveva già parlato dei presunti rapporti tra le cosche della provincia di Caserta e Vaccaro. Nei verbali contenuti nella richiesta d’arresto, però, il collaboratore di giustizia aveva appena accennato al fatto che l’imprenditore fosse «molto legato al gruppo Zagaria» facendo riferimento alle «molte ditte casertane che hanno vinto appalti a Torre del Greco». Nel corso del dibattimento, però, Pellegrino ha fornito nuovi elementi su questo tema, facendo nomi e cognomi e gettando nuove ombre sulla gestione dei soldi pubblici nella quarta città della Campania. Il nome pronunciato da Pellegrino in aula e ribadito dai giudici nelle motivazioni è quello dei Capaldo, famiglia legata a Michele Zagaria, già coinvolta in altre indagini. Secondo Pellegrino, infatti, un uomo dei Capaldo, durante una comune detenzione in carcere gli «aveva riferito che il suo clan agiva anche all’interno del Comune di Torre del Greco ed il referente esterno era proprio Ciro Vaccaro». Riassumendo i racconti di Pellegrino i giudici sottolineano che l’imputato era considerato come uno che «interveniva sugli appalti». Va chiarito che sugli interessi dei Casalesi a Torre del Greco non si ha notizia di inchieste e che lo stesso Vaccaro, seppur condannato in primo grado, è innocente fino a giudizio definitivo. Ma le dichiarazioni di Pellegrino lanciano nuove ombre sul sistema di gestione degli soldi pubblici a Torre del Greco.

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