Castellammare. Crisi Meridbulloni, via il vincolo industriale sull’area: «Ma niente alberghi»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Crisi Meridbulloni, via il vincolo industriale sull’area: «Ma niente alberghi»

La prima picconata al vincolo industriale sull’area di Meridbulloni arriva dal consiglio comunale di Castellammare di Stabia. Nell’aula virtuale di Palazzo Farnese ieri è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno che appone sull’area un «vincolo conformativo con destinazione a strutture di interesse comune ad integrazione degli standards urbanistici territoriali». Cosa significa? Che su quell’area, secondo quanto prevederà il nuovo Puc (Piano Urbanistico Comunale), non si potranno costruire alberghi, ristoranti o altre strutture dedicate al turismo. Ma qualora il Gruppo Fontana dovesse confermare la volontà di chiudere la fabbrica di Castellammare e l’area dovesse essere dismessa, si potrebbero al massimo realizzare parcheggi, piscine comunali, piazze, una scuola o servizi in ogni caso d’interesse pubblico. «Siamo contro le speculazioni edilizie e la trasformazione di quell’area – ha sostenuto il sindaco Gaetano Cimmino – Chi pensa che la fabbrica dismessa può essere riconvertita si sbaglia di grosso. Il nostro auspicio è che la fabbrica possa riaprire e ridare lavoro agli operai». A spiegare meglio la questione però è Andrea Di Martino, consigliere comunale di Italia Viva, opponendosi alla richiesta di Tina Donnarumma, della Lega, di stralciare la parte urbanistica dall’ordine del giorno per maggiori approfondimenti. «Se confermiamo il vincolo industriale sull’area siamo poco seri, perché rischiamo di approvare una cosa che rischiamo di non poter mantenere, dato che per quel tratto di costa sono in piedi progetti di sviluppo turistico – ha detto Di Martino – Con l’applicazione del vincolo conformativo però andiamo a svalutare l’area e se c’è una trattativa in corso di certo non la favoriamo».L’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale prevede inoltre la richiesta del «ritiro del provvedimento di chiusura», ma soprattutto qualora non dovessero esserci margini di trattativa «di attivare tutte le procedure necessarie per individuare altre compagini industriali nel settore alle quali poter offrire, oltre ad incentivazioni per il processo di reinvestimento, anche l’individuazione di una eventuale nuova collocazione del sito produttivo in ambito regionale, qualora dovesse rendersi indisponibile l’attuale sito al corso De Gasperi».Su questo fronte però, il consigliere comunale di Liberi e Uguali, Tonino Scala, ha chiesto l’impegno «a perseguire tutte le strade per provare a mantenere il presidio produttivo in città».

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