Castellammare. La discoteca Plan B di Rovigliano era del ras del clan D’Alessandro

Tiziano Valle,  

Castellammare. La discoteca Plan B di Rovigliano era del ras del clan D’Alessandro

I buttafuori delle discoteche e dei locali della penisola sorrentina venivano imposti dal clan D’Alessandro. Le persone assunte, anche con contratti fittizi, dovevano corrispondere una quota del loro compenso all’organizzazione criminale. L’affare, almeno fino alla primavera del 2020, è stato gestito da Nino Spagnuolo, pluripregiudicato che in passato ha anche assunto la reggenza della cosca di Scanzano. Spagnuolo si avvaleva in penisola sorrentina della collaborazione di Massimo Terminiello, anche lui con una lunga carriera criminale e secondo gli investigatori al servizio dei D’Alessandro. A svelare l’affare della movida sono state le indagini condotte in collaborazione dai poliziotti del commissariato di Sorrento e dagli agenti del commissariato di Castellammare di Stabia, agli ordini del primo dirigente Pietro Paolo Auriemma, coordinati dalla Procura Antimafia.

I poliziotti, nella giornata di ieri, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip del Tribunale di Napoli Linda Comella a carico di Nino Spagnuolo e Massimo Terminiello. Sono indagati a piede libero: Alessandro Somma, ex socio di Spagnuolo nella gestione della discoteca Plan B nella zona di Rovigliano e poi vittima dello stesso ras di Scanzano; Giuseppe Rossi, prestanome a cui era stata intestato il locale notturno; Salvatore Lo Brutto, responsabile di una società di Portici che lavora nel campo della sicurezza e avrebbe fatto assumere temporaneamente qualche persona da impiegare nei locali della costiera.

Le accuse contestate a vario titolo vanno dall’associazione mafiosa all’estorsione, fino al trasferimento fraudolento di valori .Le indagini condotte dall’Antimafia partono proprio dalla gestione della discoteca Plan B, al confine tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. Gli investigatori monitorano i social di almeno una decina di personaggi che gravitano attorno alla cosca di Scanzano e pubblicano foto di party, brindisi con bottiglie costose, torte dove sono riprese frasi celebri di fiction di camorra,  anche in presenza di persone della famiglia D’Alessandro.

Si accendono i riflettori sulla società che gestisce il Plan B e gli investigatori documentano come Nino Spagnuolo e Alessandro Somma, piccolo imprenditore stabiese, siano di fatto i veri proprietari del locale intestato fittiziamente a Giuseppe Rossi. La gestione va avanti fino a quando Somma si tira fuori e da socio diventa vittima, perché accusato di aver fatto sparire 20mila euro.

Qui entra in scena Massimo Terminiello, braccio destro di Spagnuolo, che riesce a estorcere i soldi a Somma raggiungendolo persino lontano da Castellammare. Terminiello è l’uomo del ras di Scanzano in penisola sorrentina, dove i due riescono a imporre l’assunzione di decine di buttafuori in almeno tre locali notturni, decidendo turni e compensi.

Si tratta per lo più di personaggi che hanno precedenti penali e bisogno di racimolare un po’ di soldi. Il compenso che gli spetta per il lavoro nelle discoteche, tra il 2019 e il 2020, viene decurtato di almeno 20 euro a testa che finiscono nelle tasche di Spagnuolo.

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