Cisterne nel porto di Torre Annunziata, processo morale si due sindaci

Giovanna Salvati,  

Cisterne nel porto di Torre Annunziata, processo morale si due sindaci

Passeranno alla storia come «i sindaci delle cisterne», e non sarà un’etichetta onorevole. Vincenzo Ascione e Giosué Starita sono sul banco degli imputati di un processo morale che la città inizia a celebrare tra accuse e veleni. Anche l’assessore Luigi Amendola, che studia e semina con la speranza di diventare sindaco un giorno, è sulla lista dei politici sott’accusa. Non esattamente un comprimario, anzi, un attore protagonista dello scempio più insopportabile degli ultimi anni.I Comitati li hanno già condannati, su decine di profili social vengono additati come “traditori” della città. Non hanno condotto una battaglia a difesa del territorio, non si sono opposti al progetto delle cisterne, come Ponzio Pilato hanno lasciato che il destino si compisse sui tavoli regionali, hanno fatto la fortuna della Isecold dei fratelli Rocco, hanno messo una pietra sullo sviluppo turistico di un porto tutto da rimettere in piedi.In dodici anni avrebbero dovuto salvaguardare una risorsa (forse l’ultima) della città, non lo hanno fatto e nei prossimi mesi gli impianti di idrocarburi affacciati sul mare saranno potenziati con la benedizione della stessa Isecold che vedrà moltiplicare il suo fatturato. Legittimamente, certo, ma a discapito della vocazione turistica di un’area che non rinascerà mai più.«Era già tutto deciso nel 2008, quando la Isecold aveva presentato il progetto per ampliare i sui impianti negli anni in cui si parlava di piano regolatore portuale», dicono. Effettivamente agli atti dell’Utc ci sono relazioni pro-Isecold secondo le quali potenziare le cisterne non era in contrasto con il piano regolatore del Comune.Il dubbio è che opera portata a termine nella zona portuale abbia in qualche modo agevolato la Isecold e le altre aziende che monopolizzano le attività nello scalo. La bretella (restano da smaltire migliaia di metri cubi di materiale di risulta), il dragaggio (che però non ha risolto definitivamente il problema dell’insabbiamento del porto), le cisterne, appunto.Tutti sapevano, nessuno ha mosso un dito per scongiurare lo scempio. Già nel 2013 il destino del porto era segnato, nonostate le promesse di Starita e Ascione di riconvertire lo scalo al turismo. Si parlava addirittura del sogno di un polo crocieristico e intanto si svolgeva la conferenza di servizi per la realizzazione delle cisterne. Solo due anni dopo la questione salta fuori dalla nebbia quando la dirigente del Suap, Anna Pesacane, rilascia il permesso a costruire.Quasi inutili le proteste dei Comitati, solo apparenza gli appelli dei parlamentari del M5S. Non si muove nulla, e lo stesso ministro Costa non affronterà mai seriamente la questione. Tutto deciso per il porto di Torre, l’unico risultato delle proteste della città è il rallentamento del progetto. è il 2018 e su pressione dell’opinione pubblica il capo dell’Utc nega il via libera alla variante al permesso a costruire. L’opera sembra scongiurata, ma è solo un miraggio, perché la Isecold non ferma la sua battaglia in Regione e l’amministrazione non fa barricate, anzi.Nei giorni scorsi la doccia gelata: «Le cisterne si faranno». La riqualificazione turistica del porto è tramontata per sempre, Starita, Ascione e Amendola hanno inchiodato i sogni in una bara.

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