Gli ambulanti sono sul lastrico, sit-in di protesta a Roma: “Senza aiuti, il Governo ci uccide”

Andrea Ripa,  

Gli ambulanti sono sul lastrico, sit-in di protesta a Roma: “Senza aiuti, il Governo ci uccide”

Sono scesi in piazza. Di nuovo. Come quattro mesi fa, quando al Governo Conte chiedevano attenzione per una categoria che rischiava di sparire. C’erano anche gli ambulanti ieri mattina in strada, a Montecitorio, per manifestare contro le recenti scelte contenute nella Legge di Bilancio. Insieme a loro anche partite Iva e ristoratori. Gli aiuti previsti per le attività – un’indennità di 800 euro per i lavoratori autonomi – non saranno rivolti agli autonomi del commercio. Ambulanti e fieristi non otterranno alcun tipo di indennità. Ancora una volta sono esclusi, come era già capitato al termine della prima ondata di contagi quando i primi provvedimenti di ristoro erano stati inoltrati per tutte le altre categorie di lavoratori, esclusa la loro. Sotto i palazzi del potere, ieri, c’erano centinaia di ambulanti. Molti della Campania, da San Giuseppe Vesuviano e Terzigno per lo più. Ma anche dagli altri comuni della provincia. Tra le mani cartelloni e megafoni per annunciare «la morte del commercio». All’orizzonte un Natale di passione per migliaia di lavoratori ridotti sul lastrico. «Oltre al virus, le decisioni dello Stato. Ancora una volta siamo abbandonati al nostro destino», dicono. A livello nazionale 6mila imprese hanno già alzato bandiera bianca per la crisi economica che si intreccia a doppio filo con quella sanitaria. «Questo Governo non si rende conto dello stato di profonda difficoltà che stiamo attraversando – dice Marrigo Rosato che è il rappresentante nazionale dell’associazione nazionale ambulanti Ana – Stiamo soffrendo nel silenzio più totale delle istituzioni. Siamo scesi in piazza per chiedere la proroga delle concessioni al 31 dicembre 2022 e soprattutto per chiedere l’apertura di un tavolo di crisi che riguardi la nostra categoria».Ad acuire la crisi dei lavoratori ambulanti, oltre ai mancati aiuti da Palazzo Chigi, sono le restrizioni con cui le imprese devono fare i conti. Da regione a regione e da città a città i protocolli cambiano. C’è chi deve fare i conti con sindaci e governatori che chiudono i mercati, chi deve fare i conti con le delocalizzazioni. E chi con le tasse. Anche se è da un anno che gli incassi si sono azzerati. «Siamo un popolo di invisibili. Ci chiudono i mercati, chiudono le fiere. Credevamo che la Camera dei Deputati avesse ascoltato le nostre preghiere, ossia prevedere un ristoro per le nostre categorie che sono state tra le più danneggiate e colpite dai vari Dpcm. Invece il provvedimento varato dal Parlamento alcuni giorni fa s’è rivelato essere una doccia gelata. L’emendamento recentemente approvato rischia di lasciarci definitivamente in strada». Nei prossimi giorni si prospetta una nuova protesta, gli ambulanti sono pronti a scendere ancora in piazza per far sentire la propria voce a un Governo sordo che li ha ignorati ancora una volta. «Non vogliamo morire nel silenzio, chiediamo soltanto di poter lavorare. Come abbiamo sempre fatto».

CRONACA