Incubo Tangentopoli a Torre Annunziata: giunta azzerata, la politica trema

Giovanna Salvati,  

Incubo Tangentopoli a Torre Annunziata: giunta azzerata, la politica trema

Il primo contraccolpo politico è arrivato nel giorno in cui i giudici hanno convalidato il fermo del capo dell’Ufficio tecnico arrestato con una tangente di 10mila euro infilata in tasca. Il sindaco Vincenzo Ascione ha azzerato la giunta, anche su pressione della segreteria provinciale del Pd, firmando un atto di resa che sa tanto anche di paura. E’ evidente che l’incubo di una nuova Tangentopoli ha travolto ogni cosa a Palazzo Criscuolo, ha gettato la politica nel caos più totale, ha fatto saltare in aria quella sicurezza e quella boria che erano state ostentate lunedì scorso nella conferenza stampa che annunciava un rimpasto faticoso. Se il primo cittadino ha sentito il bisogno di liberare tutte le poltrone vuol dire che ha sentito forte il disagio di un’inchiesta dirompente che rischia di travolgere altri nomi eccellenti in qualche modo legati all’amministrazione comunale. E il fatto che abbia sollevato dall’incarico una squadra di governo appena nominata, tra new entry e riconferme, dà la certezza della sua assoluta insicurezza. Non esiste un’altra motivazione valida, se non la paura, per giustificare la scelta di rendere la città orfana di un organismo decisionale in un momento così delicato. Non esiste un’altra motivazione valida, se non la paura, per mettere sulla gogna gli assessori, vecchi e nuovi, che lui stesso ha scelto liberamente sulla base di un rapporto di fiducia che, evidentemente, è crollato nello stesso momento in cui i fantasmi del passato sono tornati a minacciare il municipio. Ma potrebbe esserci un’altra spiegazione dietro la scelta di azzerare una giunta andata in tilt alla notizia del fermo dell’ingegnere Nunzio Ariano. Sollevare tutti per evitare a qualcuno, magari preoccupato per la eco dell’inchiesta, di presentare imbarazzanti dimissioni “solitarie” che sarebbero quasi un atto di ammissione di colpe. Se non materiali, quanto meno morali, magari per non aver saputo vigilare su un appalto pubblico stipulato con procedura di massima urgenza in tempi di Covid. Questo spiegherebbe anche la volontà di qualche assessore di gettare la spugna espressa in un summit convocato ad horas dopo l’arresto del capo dell’ufficio tecnico. Ieri pomeriggio Ascione ha radunato i suoi e ha comunicato l’azzeramento ammettendo che si tratta di un «momento delicato». A fare un passo indietro per primo e rigettare le deleghe però, durante la riunione, è stato il vicesindaco Luigi Ammendola, nonché assessore ai lavori pubblici e stretto collaboratore di Ariano. Durante l’incontro ha ammesso di essere «emotivamente colpito da quanto accaduto». Ha rimesso le deleghe in mano al sindaco che ha così deciso di firmare l’azzeramento. Ma i colpi di scena non sono finiti. Ieri pomeriggio a firmare le dimissioni sono stati anche sei consiglieri di minoranza  Ciro e Davide Alfieri, Maria Teresa Di Martino, Raffaelle Izzo, Pasquale Iapicca e Pierpaolo Telese che attraverso un documento hanno chiesto ai colleghi di banco di dimettersi. Per ora puntano alla firma di quattro dei dissidenti della maggioranza, Ermando Piccirillo, Salvatore Solimeno, Maria Oriunto. Ma potrebbero arrivare anche quelle di Germaine Popolo e Francesco Colletto. Intanto Ascione si cela dietro il silenzio. Non rilascia dichiarazioni ma promette che entro il 7 gennaio sarà nominata la nuova giunta. Saranno confermate Anna Maria Papa e Maria Palmieri, le new entry. Fuori invece Raffaele Pignataro, Gioacchino Langella e Luigi Cirillo e ovviamente Luigi Ammendola saranno invece sostituiti.

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