Arturo, morto di Covid a 57 anni: i familiari chiedono un risarcimento di 5 milioni al Comune di Ercolano

Alberto Dortucci,  

Arturo, morto di Covid a 57 anni: i familiari chiedono un risarcimento di 5 milioni al Comune di Ercolano
La sede del Comune di Ercolano

Ercolano. Il suo calvario durò esattamente 40 giorni, durante cui lottò con tutte le sue forze per sconfiggere il mostro arrivato dalla Cina. Una battaglia sfociata in tragedia lo scorso 30 aprile 2020, quando il cuore di Arturo Senatore – dipendente comunale di 57 anni, sposato e padre di due figli – si fermò per sempre. Ucciso dal Covid-19, a dispetto della completa assenza di precedenti patologie e delle ottime condizioni di salute mostrate fino al giorno del contagio. Una storia agghiacciante, capace di scuotere un’intera comunità – la vittima era un lavoratore apprezzato e stimato dell’ente di corso Resina – e destinata a un’appendice giudiziaria davanti all’organismo di mediazione dell’ordine degli avvocati di Napoli. Sì, perché – a otto mesi dalla morte – i familiari di Arturo Senatore hanno deciso di citare per danni da responsabilità medica e sanitaria il Comune di Ercolano, chiedendo un risarcimento da cinque milioni di euro.

Il primo round

La controversia legale potrebbe fare da apripista in provincia di Napoli, dove decine sono stati i lavoratori di varie amministrazioni comunali stroncati dal Coronavirus. A volte, contratto proprio all’interno dei propri uffici, in spregio alle indicazioni del governo targato Giuseppe Conte di incentivare lo smart working. Secondo la tesi sostenuta dai familiari di Arturo Senatore – un uomo forte, vegetariano e sportivo – il Comune guidato dal sindaco Ciro Buonajuto avrebbe esposto in modo ingiustificato, durante la prima fase della pandemia, i lavoratori dell’ente di corso Resina a innumerevoli fonti di contagio da Covid-19. Di qui, l’ipotesi di correlazione causale tra il decesso del cinquantasettenne e la condotta – ritenuta pericolosa per la salute dei lavoratori – posta in essere dal Comune di Ercolano. Il primo round davanti all’organismo di mediazione dell’ordine degli avvocati di Napoli è fissato per metà gennaio: la squadra di governo cittadino guidata dallo storico delfino dell’ex premier Matteo Renzi con un apposito provvedimento di giunta ha deciso di resistere alla vertenza promossa dai familiari della vittima, affidando il delicato incarico all’avvocato Miriam Chiummariello del settore affari legali e al professionista esterno Paolo Castelluccio. A cui toccherà il compito di provare a dimostrare come l’ente di corso Resina avesse, attraverso l’installazione di pannelli di plexiglas finiti al centro di feroci polemiche politiche per i costi ritenuti eccessivi, provato a mettere in campo le azioni necessarie a limitare i rischi per gli impiegati chiamati a lavorare in presenza.

L’incubo e la morte

Il calvario di Arturo Senatore cominciò il 23 marzo del 2020, quando il cinquantasettenne registrò i primi sintomi influenzali: qualche decimo di febbre capace di fare scattare immediatamente l’allarme in famiglia. Dopo i consulti telefonici con il medico di base, il dipendente cominciò una cura a base di antibiotici. Ma senza risultati apprezzabili. Anzi, la temperatura restava stazionaria intorno ai 38° finché – a inizio aprile – non fu necessario il trasferimento al reparto Covid del Loreto Mare, dove Arturo Senatore venne accompagnato dal figlio. Fu l’ultimo giorno in cui gli occhi di padre e figlio si incrociarono. «Polmonite bilaterale interstiziale con tampone positivo», il primo verdetto dei medici. Inizialmente, a parte la saturazione bassa, le condizioni del paziente non sembrarono preoccupare i dottori. Ma, a neanche una settimana di distanza, il cinquantasettenne venne intubato «per prevenire l’eventualità di un’insufficienza respiratoria». Tutto inutile, compresa la tracheotomia eseguita per provare a salvare la vita al paziente. Il 30 aprile Arturo Senatore perse la sfida contro il mostro arrivato dalla Cina. Una sconfitta, secondo i familiari della vittima, causata anche dalle negligenze del Comune di Ercolano. Ora trascinato in giudizio per ottenere un risarcimento dei danni quantificato in 5 milioni di euro.

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