Deiulemar, processo-lumaca. Appello dei risparmiatori a Bonafede: «Dopo 18 mesi, intervenga»

Alberto Dortucci,  

Deiulemar, processo-lumaca. Appello dei risparmiatori a Bonafede: «Dopo 18 mesi, intervenga»
Uno dei tanti spot dei leader del M5S

Torre del Greco. Il 4 luglio del 2019 la suprema corte di cassazione di Roma confermò la penale responsabilità degli armatori-vampiri della Deiulemar compagnia di navigazione, rinviando il processo in Appello per la sola rideterminazione della pena per alcuni imputati. Sembrava una formalità, l’ultimo passo per l’attesa condanna definitiva. Invece, si è trasformato in un nuovo calvario per l’esercito di 13.000 risparmiatori travolti dal grande crac dell’ex colosso economico di via Tironi. Perché, a 18 mesi di distanza, l’udienza per chiudere la vicenda non è stata neanche fissata: un classico esempio di giustizia- lumaca – a vantaggio dei potenti rampolli delle tre famiglie Della Gatta, Iuliano e Lembo – capace di convincere un gruppo di obbligazionisti a scrivere direttamente a chi, in teoria, dovrebbe garantire un equo processo. Ovvero, il ministro Alfonso Bonafede, il grillino a capo del dicastero di via Arenula.

La lettera appello

A firmare la missiva un gruppo di irriducibili sostenitori del M5S. Con buona pace della promesse- flop dei grillini – a partire dal capopopolo Luigi Di Maio per finire ai consiglieri comunali Vincenzo Salerno e Santa Borriello, passando per il deputato-fantasma Luigi Gallo – i fedelissimi dei pentastellati (ri) provano a percorrere la strada politica per trovare il bandolo di una matassa ingarbugliata da 8 anni e mezzo: «Siamo i 13.000 obbligazionisti truffati dalla Deiulemar compagnia di navigazione di cui lei certamente avrà sentito parlare – le parole indirizzate al ministro Alfonso Bonafede -. Dobbiamo evidenziare come, dopo 9 anni di sofferenze, gli autori di una grande infamia ai danni di onesti e ignari risparmiatori non siano collocati in carcere. I processi penali sono finiti, ma senza avere le esecuzioni delle pene perché in ambito di un ricorso alla suprema corte di cassazione di Roma la stessa ha accordato ai condannati- liberi un ricalcolo delle pene».

Il calvario di 18 mesi

Da qui in avanti, complice la pandemia, la macchina della giustizia si è inceppata: «L’iter procedurale della rimodulazione è diventata la tela di Penelope: si fa e si disfa dal 4 luglio del 2019. Abbiamo lanciato numerosi appelli agli organi fallimentari del tribunale di Torre Annunziata, ma non abbiamo ricevuto chiarimenti ufficiali. Carissimo ministro, crediamo a questo punto occorra un suo fattivo intervento per sbrogliare una matassa ignobile». Una richiesta accompagnata dalla «cambiale elettorale» pagata a marzo del 2018, quando i grillini ottennero – grazie alla propaganda politica sul grande crac all’ombra del Vesuvio – la bellezza di 23.000 voti. «Vogliamo farle notare – si conclude la missiva – come Torre del Greco abbia espresso nelle ultime elezioni politiche un grande consenso per il M5S a cui siamo molto legati. Aspettiamo, dunque, un suo intervento per sbloccare la situazione». Parole capaci di scatenare l’ennesimo dibattito tra i risparmiatori, in larga parte «ravveduti» dopo il fumo negli occhi soffiato per 9 anni dagli esponenti del M5S.

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