Torna in cella con 17 ovuli di cocaina nella pancia. Ora rischia la vita per overdose

Redazione,  

Torna in cella con 17 ovuli di cocaina nella pancia. Ora rischia la vita per overdose

Rischia di finire in tragedia il permesso premio per Capodanno di un detenuto napoletano di 40 anni, che è tornato in cella, nel carcere di Bellizzi Irpino con 17 ovuli di cocaina nell’intestino: uno degli involucri si è lacerato prima di essere espulso e il presunto corriere della droga è andato in overdose.

Ha fatto in tempo ad avvertire gli agenti della Penitenziaria che lo hanno subito soccorso e condotto in ospedale dove ora è ricoverato, nel reparto di terapia intensiva, in pericolo di vita. Il 50enne ha fatto in tempo ad espellere due ovuli, prima di sentirsi male. Gli altri sono stati estratti grazie a un delicato intervento chirurgico.

Secondo quanto si è appreso, gli involucri erano stati sigillati male e uno si è lacerato mandando il 40enne in overdose da cocaina. Adesso la Penitenziaria sta cercando di comprendere se l’uomo sia stato costretto a introdurre la droga in carcere oppure se l’ha fatto di sua sponte, per rifornire di sostanza stupefacente agli altri carcerati. L’episodio di Bellizzi Irpino fa il paio con quello avvenuto nei giorni scorsi nel carcere di Avellino dove, nei pacchi inviati dalle famiglie ai carcerati in occasione delle festività, la Penitenziaria ha trovato un involucro con 100 grammi di hashish nella testa di polpo e cinque cellulari (quattro microtelefoni e uno smartphone) nel sottofondo di un vaso contenente melenzane sott’olio.

“La Polizia Penitenziaria – è il commento dei segretari regionali dell’Osapp, Vincenzo Palmieri e Luigi Castaldo – hanno sventato nell’Avellinese una sorta di ‘droga party della Befana’ dimostrando, ancora una volta, elevate capacità professionali, malgrado le forti criticità e difficoltà operative”.

I due sindacalisti, dopo avere espresso preoccupazione per la salute del detenuto, hanno sottolineato che “purtroppo, nonostante i benefici previsti e concessi per legge dai magistrati di sorveglianza di turno, molti detenuti non hanno remore a perpetrare reati, anche rischiando la propria vita. E ciò deve indurci a riflessioni – hanno aggiunto – affinché si possano apportare le dovute modifiche legislative e deterrenti a questi incresciosi fenomeni che destabilizzano l’ordine e la sicurezza dei penitenziari.

Invitiamo i garanti dei detenuti, dal nazionale ai regionali, ed ora anche ai provinciali, a esprimersi in merito”. Per il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci, infine, “il legislatore dovrebbe, col supporto appropriato delle idonee figure istituzionali, adoperarsi con misure preventive e restrittive a contrastare i vari e pericolosi fenomeni criminosi all’interno dei penitenziari, tesi anche a tutelare la vita dei detenuti, con leggi incisive e deterrenti, utili alla salvaguardia dell’interesse collettivo, dei carcerati e, in special modo, dell’immagine del Corpo di Polizia Penitenziaria”.

Secondo Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato Spp, “ancora una volta il carcere di Avellino si configura come emblema del fallimento dello Stato: i ritrovamenti non ci stupiscono più. Ciò che ci sorprende, anzi ci impressiona, è invece la continua incapacità dello Stato di contrastare la criminalità”.

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