Ci sono responsabilità morali dalle quali ci si affranca più o meno a fatica, a seconda dello spessore della propria coscienza. E per liberarsene non può bastare un procedimento disciplinare, scontato e obbligatorio tra l’altro, per licenziare un dirigente incastrato con una tangente da 10mila euro in tasca. In attesa dei risvolti dell’inchiesta, con le percezioni dei giudici che fanno accapponare la pelle, e in attesa dell’imminente nomina della nuova guida dell’ufficio tecnico comunale (i papabili sono l’ex Giuseppe D’Alessio e Alfonso Donadio, dipendente a Sorrento), bisognerebbe analizzarle quelle responsabilità, magari avviando un’autocritica seria e credibile per scacciare le ombre che altrimenti potrebbero restare per sempre.

Noi proviamo a ripercorrere quei fili che legano l’ingegnere finito in carcere e i suoi «padrini» politici per capire chi sono i protagonisti di una storia che non ha solo risvolti penali, ma anche politici e morali.Bisogna capire chi ha scelto Nunzio Ariano. Chi l’ha voluto fortemente a capo di uno dei settori più sensibili della macchina comunale. Chi ha firmato proroghe su proroghe, nonostante la necessità di pubblicare un bando per l’assunzione di un capo dell’ufficio tecnico. Chi ha progettato una continuità gestionale che, atti alla mano, era inquinata.Per capirci qualcosa bisogna risalire alla fine del 2016, al tramonto della gestione decennale di Giosuè Starita a Palazzo Criscuolo. C’era stata la commissione d’accesso in municipio. C’erano state le prescrizioni imposte dalla prefettura per evitare lo scioglimento al culmine di un paio di mesi di indagini su atti e delibere.

C’erano state le immancabili beghe politiche all’interno del Pd, con la condanna al primo cittadino trasformista (passato dal Pd all’Udc prima di rientrare da figliuol prodigo) e le gravissime denunce amministrative depositate in Procura che però, successivamente, non rappresenteranno mai un ostacolo per la riappacificazione in nome delle poltrone.Alla fine del 2016 il responsabile dell’Ufficio è l’ingegnere Giuseppe D’Alessio, scelto tra 7 professionisti che hanno risposto a un avviso pubblico del 2014.

L’ingegnere vicino al Pd sbatte la porta proprio a San Silvestro, in aperta polemica con il sindaco che lo ha scelto sulla base di un rapporto fiduciario e, si legge agli atti, «nelle more di un concorso pubblico per l’assegnazione dell’incarico a tempo indeterminato». Al dirigente non vanno giù gli indirizzi politici sul progetto della riqualificazione dell’area portuale, in particolare, visto che è anche direttore dei lavori, non condivide i criteri di scelta della commissione. Si tratta di un gigantesco appalto, con milioni di euro di fondi pubblici che ballano sul tavolo.Al posto di D’Alessio, Giosuè Starita, con la benedizione del consigliere regionale Mario Casillo, nomina Nunzio Ariano che nel frattempo è legato contrattualmente al Comune di Qualiano.

E’ il 5 gennaio del 2017. Ariano viene nominato anche direttore dei lavori per il bando milionario del porto e per garantire la continuità degli indirizzi politici, vista anche la scadenza della consiliatura, Starita gli rinnova l’incarico per altri tre anni. Una decisione politicamente anomala dal momento che viene presa il 7 giugno del 2017, cioè ad elezioni e spoglio avvenuti, mentre Vincenzo Ascione, ormai sindaco, tarda ad insediarsi per trovare, almeno ufficialmente è così, gli equilibri di una maggioranza fin da subito litigiosa e affamata di poltrone. Intanto Nunzio Ariano passa da un incarico di 18 ore ad uno di 24 ore settimanali, ma soprattutto si assicura la gestione dell’Utc, e la direzione dei lavori per il porto, fino al 4 gennaio del 2020.

Passa appena un mese e il nuovo sindaco sancisce la continuità gestionale con il suo predecessore: Ariano diventa dirigente a tempo pieno «nelle more dell’espletamento del concorso pubblico» del quale si parla da tre anni e che non sarà pubblicato prima di altri 24 mesi. Intanto, Ascione conferma a più riprese la sua fiducia al capo dell’Utc e difende a spada tratta anche l’operato del suo vice Luigi Ammendola, pluridecorato di giunta con deleghe pesantissime tra le quali, manco a dirlo, i lavori pubblici e l’urbanistica.L’asse tra Nunzio Ariano e Ammendola è un accordo di ferro, intoccabile sia dal punto di vista tecnico che politico. Un sigillo di garanzia per Ascione. Talmente solido da convincere il sindaco ad affrontare diverse crisi politiche e soprattutto il rischio della scissione interna al suo partito diviso tra “governisti” e “contestatori”.

Nel frattempo, siamo a marzo del 2019, l’amministrazione pubblica il bando atteso da 4 anni per l’assunzione di un dirigente da assumere a tempo indeterminato a capo dell’area tecnica-urbanistica. Si presentano 20 candidati: c’è Giuseppe D’Alessio e stranamente non c’è Nunzio Ariano.L’ingegnere è considerato una risorsa preziosa della quale non si può far a meno ed è rischioso metterlo in competizione con altri professionisti col rischio di perdere in un solo colpo l’uomo di fiducia e la continuità tecnico-amministrativa. Nel silenzio si traccia una corsia preferenziale per blindarlo fino alla fine della consiliatura. La prima tappa arriva il 3 gennaio del 2020, ed è una proroga dell’incarico a tempo pieno per altri due anni. La seconda sarebbe arrivata con ogni probabilità nei prossimi mesi, indicata nella delibera di giunta numero 80 del 29 aprile 2020 per la “riconfigurazione” della pianta organica. L’atto passa con la firma di 4 assessori (Ammendola, Orrico, Langella e Pignataro) più quella del sindaco: i dipartimenti in organico restano quattro ma uno si sdoppia dando vita a due «Aree», di conseguenza a due figure dirigenziali.

Una è l’area tecnica urbanistica, l’altra è l’area di gestione del territorio, nelle cui competenze ricadono anche i lavori pubblici. Sulla prima poltrona si sarebbe seduto uno dei 20 professionisti candidati al concorso pubblico bandito a marzo 2019, sull’altra, senza ombra di dubbio, si sarebbe seduto Nunzio Ariano per dare alla giunta quelle garanzie tecnico-operative volute da Starita e confermate da Ascione in perfetta continuità.

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