La sfida di Antonio Bassolino: “Il mio sogno metropolitano”

vilam,  

La sfida di Antonio Bassolino: “Il mio sogno metropolitano”

Antonio Bassolino, il 2021 segna il ritorno al voto per la città di Napoli e della Città Metropolitana.  Lei ha ribadito più volte una disponibilità personale a rimettere in campo il suo bagaglio di esperienza e di capacità amministrativa. Come procede la sua sfida, il suo cammino?

«L’anno appena cominciato è decisivo per la nostra realtà: il Coronavirus è davvero uno spartiacque tra un prima e un dopo. Si deve continuare la battaglia sul fronte sanitario e sul versante sociale, e al tempo stesso si deve cercare di costruire una nuova prospettiva di sviluppo economico e civile: dunque piedi per terra e sguardo sul futuro, concretezza e visione, vita quotidiana e speranza per le nuove generazioni. La sfida è senza precedenti e nessuno può pensare di farcela da solo, a Napoli e altrove: abbiamo bisogno gli uni degli altri, di un positivo rapporto tra nord e sud, di una vera collaborazione tra tutte le istituzioni nazionali e locali. Ognuno di noi ha il dovere di dare una mano, con umiltà e amore per Napoli: per quanto mi riguarda, è quello che cerco di fare».

Ha scelto soprattutto i social dove racconta, giorno dopo giorno, il suo rapporto con la città. Tantissimi i cittadini che si fermano a parlare con lei. Cosa ricava dalle impressioni della gente?

«Ogni giorno scrivo sui social e cammino per la città. Le due cose vanno assieme: passo dopo passo, e post dopo post. Mi muovo, vedo, ascolto e parlo, imparo dalla realtà e rifletto, e poi scrivo. Tutto questo mi fa bene: prendere il bus e la metro, correre e passeggiare, girare per i diversi quartieri è per me un necessario punto di partenza. So bene che spesso, purtroppo, succede il contrario: la politica si muove in una sfera astratta, senza i necessari rapporti umani, e questo fa crescere l’astensionismo, allontana le persone dalla partecipazione e dall’impegno pubblico».

Lei fu il primo sindaco eletto dalla gente. Come è cambiata quella stagione? La deriva populista della politica ha peggiorato, secondo lei, il rapporto con gli elettori?

«Sì, sono stato il primo sindaco di Napoli eletto direttamente dai cittadini e considero questa l’esperienza più dura e più bella della mia vita. Quella legge che consentiva agli elettori di scegliere loro, e non i consiglieri, il sindaco fu una grande svolta. È stata la migliore legge elettorale e la migliore riforma istituzionale. Ma la crisi della politica, e le difficoltà di trovare anche a livello nazionale un giusto rapporto tra rappresentanza democratica e capacità decisionale, si sono sentite anche nelle città. Basti pensare che nelle ultime elezioni comunali di Napoli ha votato al ballottaggio appena il 36,9% degli elettori: in questo modo il sindaco, chiunque sia, è un primo cittadino debole. Napoli e gli altri comuni hanno bisogno di una più alta partecipazione al voto e alla democrazia attiva, per avere sindaci più forti perché hanno dietro la forza di un popolo e noi sappiamo che è con il popolo e non con forze ristrette che si contrasta con efficacia il populismo».

Napoli è sicuramente centrale nel dibattito politico: ma non trova che in questi anni, complice anche la riforma dell’ente Provincia, l’area metropolitana di Napoli sia stata dimenticata e ignorata? Si può ancora parlare di una stagione dei sindaci e del ruolo di questi ultimi nel panorama politico nazionale?

«Sulla città metropolitana serve un salto di qualità nell’attenzione pubblica e nella discussione politica. È in questa dimensione che dobbiamo ragionare.Anzi, per essere più precisi, ogni riflessione sulla città di Napoli deve tenere conto di nuovi poteri da affidare da una parte alle municipalità e alla città metropolitana dall’altra parte. La grande Napoli è infatti una metropoli singolare: tre milioni di abitanti che vivono in incredibile continuità territoriale . Tutto allora deve essere ripensato in questo quadro: la risorsa mare dall’area Flegrea alla penisola sorrentina, i trasporti su gomma e su ferro, l’urbanistica, i reinsediamenti produttivi, la digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei servizi. È anche così che i sindaci delle grandi aree metropolitane possono far pesare a livello nazionale in modo giusto e forte i territori che rappresentano e collaborare convintamente con i governi centrali e regionali».

CRONACA