Delibera dello scandalo a Torre Annunziata: indagini su una relazione dei vigili urbani

Giovanna Salvati,  

Delibera dello scandalo a Torre Annunziata: indagini su una relazione dei vigili urbani

Se c’è una delibera che sintetizza lo stile dell’amministrazione Ascione è quella del «Parcheggio di via Zampa», “secretata” per un mese dopo l’approvazione in consiglio. Lo hanno intuito anche le forze dell’ordine, che potrebbero mettere le mani sugli atti di una procedura nata tra le polemiche, approvata fra i veleni, nascosta e poi avviata alla revoca.Metropolis ha provato a ricostruire ciò che è accaduto nelle stanze di Palazzo Criscuolo durante il lockdown, partendo dalla genesi di un progetto che fa tremare adesso fa tremare i polsi al sindaco.Tutto comincia in primavera quando il Comune cede un’area alla società che sta costruendo il Centro Maximall in via Plinio e si ritrova con la necessità di “monetizzare” un tesoretto.In giunta si discute della necessità di dotare Torre Annunziata di una nuova area di parcheggio per decongestionare il traffico. C’è un punto, però, sul quale si dividono le forze di maggioranza. Il vicesindaco Luigi Ammendola (Pd), supportato dal dirigente Nunzio Ariano, spinge per destinare la somma all’acquisto del terreno di proprietà dei Carbone tra via Zampa e via Simonetti. Gli altri (Udc in testa), chiedono di dare solo un indirizzo politico sui parcheggi rinviando l’ipotesi dell’acquisto dell’area a quando sarà pronto un piano parcheggi complessivo per tutto il territorio comunale. In più, circa l’area individuata da Ammendola e Ariano, viene ricordato al sindaco che essendo occupata da un’opera abusiva è possibile acquisirla al patrimonio comunale senza alcun esborso economico.Sembra esserci un’intesa sulla pianificazione della spesa, in realtà è una calma apparente e a settembre il caso esplode in giunta. Il capo dell’Utc e il vicesindaco Ammendola insistono per inserire l’acquisizione dell’area di via Zampa nella delibera da portare in consiglio, e il blitz riesce in una riunione di giunta dove è assente l’assessore dell’Udc, Emanuela Cirillo. A cose fatte, e per evitare la crisi politica, il sindaco dà le sue garanzie: «I consiglieri di maggioranza sono d’accordo», e sopratutto «non ci sono impedimenti tecnici».La miccia è accesa. In commissione urbanistica inizia il braccio di ferro sugli atti da portare in aula. Il consigliere Udc, Pasquale Iapicca, con il sostegno di Domenico Colletto e Germanie Popolo, invitano più volte, e invano, sia il vicesindaco che il dirigente dell’Utc. Nessuno si presenta per chiarire i dubbi sulla procedura. L’Udc non vota a favore, così come xx (Colletto) e l’ala anti-governista Pd (Popolo). Nella loro relazione si segnalano tutte le incongruenze: i 280mila euro stanziati per l’acquisto possono essere risparmiati, in più non si sa se sia stato ripristinato lo stato dei luoghi all’interno dell’area dove sorge un mostro edilizio abusivo.Gli atti passano alla segreteria generale e Lorenzo Capuano ammette che esiste un impedimento: «non risulta agli atti la demolizione delle opere abusive», dunque c’è un ostacolo al progetto del parcheggio e all’orizzonte un costo ulteriore per le casse del Comune.Si susseguono riunioni di fuoco, col vicesindaco che sbatte i pugni e minaccia la crisi pur di difendere l’atto. Il presidente del consiglio comunale prova a mediare, il sindaco non prende decisioni. Si arriva a tre giorni dal consiglio comunale del 7 dicembre.Ammendola viene nuovamente convocato dalla commissione urbanistica e all’improvviso salta fuori  una relazione firmata dal comandante dei vigili urbani, Antonio Virno, che accerta l’avvenuta demolizione del mostro di cemento armato nella proprietà Carbone. Non è proprio così.Le pressioni dell’Udc per convincere il sindaco a ritirare la delibera-papocchio diventano fortissime, ma il primo cittadino è irremovibile, schierato senza se e senza ma al fianco di Ammendola e di Ariano che qualche giorno dopo finirà in manette per la mazzetta di 10mila euro.Il 7 dicembre si va in aula. L’ingegnere Ariano, illustra il progetto e conferma, quasi fosse il via libera definitivo, la relazione dei vigili. Il consigliere Colletto, che minaccia esposti in procura, chiede «se esiste qualche relazione che attesta l’opposto di quanto appurato dal comandante dei caschi bianchi circa demolizione nell’area di via Zampa», Ariano conferma: «Non risultano relazioni diverse». In realtà, e questo lo si scoprirà qualche ora dopo, c’è una pec nella quale Luigi Di Donna, dipendente dell’Utc, afferma il contrario che le demolizioni non sono state mai completate, e che le fondamenta del palazzo abusivo sono ancora lì. Una settimana dopo il consiglio, Di Donna finisce sotto procedimento disciplinare perché «ha contravvenuto alla segretezza inviando in chat (al consigliere Colletto, nda) una notizia grazie alla quale è stata posta la domanda trabocchetto in aula».La delibera passa con 12 voti a favore (10 della maggioranza e 2 dell’opposizione) e su pressioni dello stesso Ammendola viene bocciato anche un emendamento annunciato dal sindaco poche ore prima del consiglio che prevede la realizzazione del parcheggio non più interrato ma a raso, idea partorita per salvare capra e cavoli e ovviare alla grana delle fondamenta mai demolite. Nel frattempo la crisi politica è esplosa (e le indagini della Finanza decollano). L’assessore Emanuela Cirillo sbatte la porta tuonando la sua rabbia: «Il sindaco deve imparare a dire no agli atti che non sono condivisi e a limitare l’egemonia di qualcuno». A chi si riferisce lo si capisce quando Luigi Ammendola la attacca pubblicamente mostrando i muscoli e ostentando il suo potere sulle decisione della giunta.A quel punto, sulla delibera dello scandalo, che di fatto porterà al rimpasto di giunta, cala il silenzio. Gli atti spariscono nel buco nero, l’albo pretorio non pubblica una sola pagina del procedimento per un mese e il comportamento insospettisce anche gli investigatori. Il resto è stato scritto ieri da Metropolis in un servizio che ha convinto l’amministrazione a pubblicare finalmente la delibera “fantasma”. La commissione trasparenza ha sollevato i dubbi e ha convinto il segretario generale ad ammettere le incongruenze dell’atto. Ora è stata proposta la revoca dell’acquisto dell’area dei Carbone. Gli atti torneranno in consiglio per l’annullamento definitivo.Uno schiaffo in pieno viso al vicesindaco Ammendola e al primo cittadino Vincenzo Ascione. Il primo è già fuori dalla scena, il secondo continua a restare ancorato alla sua poltrona.

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