Usura sulla crisi Covid, spuntano nuove vittime in penisola sorrentina

Salvatore Dare,  

Usura sulla crisi Covid, spuntano nuove vittime in penisola sorrentina

Le vittime del presunto sistema usura messo in piedi anche durante l’ultimo lockdown sono più di una decina. Non ci sono soltanto quelle individuate dagli inquirenti e ascoltate dai carabinieri della compagnia di Sorrento nel corso delle indagini. Come evidenzia in uno stralcio dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita a inizio settimana, il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata Antonello Anzalone sottolinea che «è probabile che non tutte le vittime degli indagati siano venute alla luce. Quanto emerso delinea un allarmante quadro caratterizzato dalla gestione di numerosi prestiti illeciti che garantivano» a sei presunti strozzini finiti sott’inchiesta «ragguardevoli guadagni». Sono stati arrestati, al culmine delle indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, l’imprenditore di Vico Equense Michele Ferraro con la moglie Marianna Annunziata, Giuseppe Di Martino e la compagna Alessia Savarese (agli arresti domiciliari) e Angelo Marchitano, cinquantenne di Castellammare di Stabia mentre per Mario Ferraro pende la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inchiesta affidata ai carabinieri di Sorrento diretti dal capitano Ivan Iannucci non è affatto terminata ed in tal senso l’ipotesi suggerita dal gip Anzalone fa capire quanto lavoro sia ancora in corso per definire ulteriori tracce che possano condurre magari ad altri commercianti e piccoli operatori economici della penisola sorrentina vessati dai prestiti con tassi usurari. Secondo il giudice delle indagini preliminari, in talune situazioni, a iniziare per la posizione di Michele Ferraro, alcune vittime coltivano addirittura un sentimento «riconoscenza». Pesa anche la conferma che non siano state usate violenze fisiche. Non solo: ascoltata durante le indagini, una vittima viene intercettata mentre si confronta con la moglie e appella malamente Ferraro, accusato di non essere troppo prudente nella gestione dei prestiti e nella conservazione di appunti e tracce del cosiddetto libro mastro. Qui sovviene anche, per le vittime, il timore di passare qualche “guaio” con la giustizia. Tutte le ipotesi sostenute dal sostituto procuratore di Torre Annunziata, Emilio Prisco, trovano condivisione nel gip e anche nel materiale portato sulla scrivania dei magistrati da parte dei carabinieri. I racconti delle vittime – parliamo di fabbri, piccoli carpentieri e titolari di pescherie costretti, in un caso, a estinguere parte di un prestito con una fornitura gratuita di pesce per il cenone di Natale – rappresentano un tassello fondamentale. Stando alle accuse della Procura, i sei indagati sono coinvolti in un giro di prestiti che vanno da mille a ventimila euro con tasso mensile di interesse del 10 per cento. Ieri mattina, proprio dinanzi al gip Anzalone, sono cominciati gli interrogatori di garanzia. Michele Ferraro, Marchitano (difeso dall’avvocato Francesco Romano), Di Martino e Savarese (difesi dall’avvocato Antonio De Martino) hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande.

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