Scandalo false residenze a Terzigno, graziato l’ex consigliere. Pene miti per la cricca dei permessi fasulli

Andrea Ripa,  

Scandalo false residenze a Terzigno, graziato l’ex consigliere. Pene miti per la cricca dei permessi fasulli

Il colpo di spugna a cinque anni dall’inchiesta, dal terremoto in Comune, a Terzigno, e dagli arresti in grado di sconvolgere l’intera comunità. Lo scandalo delle false residenze, con il rilascio di centinaia di permessi a cittadini stranieri – per lo più cinesi – che in realtà vivevano in altre zone d’Italia, s’è sgonfiato. La mano leggera dei giudici del tribunale di Nola che hanno emesso verdetti miti nei confronti degli otto imputati – il collegio giudicante ha accolto gran parte delle tesi degli avvocati difensori a dispetto delle pesanti richieste del pm, dottoressa Antonella Vitagliano – è una manna per chi, nel marzo del 2016, fu travolto dalle ordinanze. Nel mirino degli investigatori finirono politici, tecnici del Comune, vigili e cittadini di Terzigno. Tutti appartenenti a un presunto sistema – secondo gli inquirenti – messo in piedi per rilasciare, dietro pagamento, falsi attestati di residenza. In realtà chi otteneva i permessi non aveva mai vissuto a Terzigno. Venerdì pomeriggio i giudici – il Collegio B del Tribunale di Nola presieduto dalla dottoressa Raffaella de Majo – hanno si sono pronunciati. Pene per complessivi otto anni agli imputati, due assoluzioni e un non luogo a procedere per uno dei protagonisti della vicenda che negli anni è deceduto. Le condanne, decisamente soft, vanno dai dieci mesi a un anno e otto mesi di reclusione, tutte pene sospese vista l’esiguità del provvedimento anche a causa dell’esclusione dell’aggravante dell’associazione per delinquere inizialmente ipotizzata nei confronti di alcuni degli imputati chiave del processo. Elemento cardine dell’inchiesta era Giovanni Tomassi, avvocato di professione e politico per passione. All’epoca dei fatti consigliere comunale della maggioranza del sindaco Francesco Ranieri. Per gli investigatori era il «collante» tra gli uffici comunali, chi doveva ricevere il falso attestato di residenza e i proprietari degli appartamenti «complici» del sistema. Venne arrestato e fu costretto a dimettersi, a cinque anni da quella vicenda a Tomassi – difeso dall’avvocato Maddalena Nappo – sono stati inflitti un anno e otto mesi di reclusione a fronte di una richiesta di 6 anni di carcere. Dieci mesi di reclusione invece a Eleonora De Simone, Salvatore Miranda, Terghaoui El Gzaoui, Vincenza D’Aniello. Mentre i giudici hanno inflitto un anno e quattro mesi di reclusione a Chen Xuequin e un anno e 6 mesi di reclusione per Chen Shipeng. Assolta da ogni accusa invece Anna D’Ambrosio, la dipendente dell’ufficio Angrafe – difesa dall’avvocato Salvatore D’Antonio che ha convinto i giudici della totale estraneità della funzionaria – dove venivano rilasciati i permessi. Mentre per il vigile urbano Francesco Del Giudice, nel frattempo deceduto, difeso dall’avvocato Angelo Bianco, i giudici hanno dichiarato di «non doversi procedere in ordine ai delitti ascritti perché estinti per intervenuta morte» dell’imputato».

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