Scafati, raid di fuoco contro la tabaccheria: spunta l’ombra del racket

Adriano Falanga,  

Scafati, raid di fuoco contro la tabaccheria: spunta l’ombra del racket

Ancora un raid di fuoco. Ancora paura nel cuore della notte. Stavolta a finire nel mirino dei malviventi è la tabaccheria JAB21 di via Passanti. Data alle fiamme la saracinesca dell’attività: fortunatamente nessun ferito né troppi danni. Ma è chiara la matrice del rogo: dolosa. Sì, perché grazie all’impianto di videosorveglianza situato in zona, è stato possibile capire che a far scatenare le fiamme è stato un bandito.Un uomo, col volto travisato, alle 3.30 di sabato notte, in sella a un motociclo, ha raggiunto via Passanti, si è fermato all’estero della tabaccheria ed ha versato liquido infiammabile in prossimità dell’ingresso dell’attività dando fuoco e provocando danni solo esterni all’insegna luminosa, alla saracinesca e al distributore automatico. Il malvivente, appena appiccate le fiamme, è risalito in sella al motociclo e si è dileguato in direzione Scafati centro. Il movente rimane tutto da accertare.L’inchiesta è condotta dai carabinieri della locale tenenza. Agli ordini del tenente Gennaro Vitolo e coordinati dalla Procura di Nocera Inferiore, i militari si sono messi al lavoro per chiarire i contorni della vicenda e catturare l’uomo entrato in azione sabato notte. Tutti da chiarire i motivi che hanno indotto il bandito a firmare il raid contro la tabaccheria. I titolari dell’attività sono incensurati né mai hanno avuto a che fare con la giustizia. Non si esclude nessun tipo di pista: si va ovviamente dall’ipotesi di un avvertimento di stampo camorristico per il racket o una bravata. Ovviamente, in città, la tensione è alta anche perché quello dell’altra notte è il secondo rogo in sequenza.L’altra sera a essere devastata dalle fiamme è stata l’attività della famiglia di Dario Spinelli, attualmente collaboratore di giustizia. Danni in particolare al chiosco bar di piazzetta Genova gestito proprio dal fratello del pentito.Secondo le prime testimonianze, le fiamme sono partite da un grosso telo di plastica che funge da copertura esterna, fino a raggiungere l’interno del locale, ovviamente chiuso. Una versione che trova sostegno anche dalle parole del proprietario, che agli uomini del tenente Vitolo avrebbe dichiarato di credere in un corto circuito generatosi dalle luminarie natalizie lasciate accese.

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