Castellammare. L’imprenditore Greco in aula: «Io, vittima dei clan da 30 anni»

Tiziano Valle,  

Castellammare. L’imprenditore Greco in aula: «Io, vittima dei clan da 30 anni»

«Sto qua da due anni. Dite che sono un delinquente, ma io ho solo pagato estorsioni alla camorra per trent’anni. L’ho fatto per paura, come fanno tutti a Castellammare. L’ho fatto per difendere mio figlio e i miei operai». Trema la voce di Adolfo Greco, mentre le sue parole rimbalzano tra le pareti di quell’aula di tribunale. L’imprenditore, l’uomo, l’imputato sono tutti lì, in carne e ossa, avvolti in una giacca blu che copre due maniche di camicia, mentre le mani stringono una cartellina arancione piena di documenti. Parla Greco ed è un fiume in piena. Circa 3 ore per rispondere a 38 delle 72 domande preparate dal pm dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta, il magistrato che lo accusa di aver mediato su una estorsione e di aver fatto assumere il parente del boss Paolo Carolei da un suo parente. «Ma quali pressioni – dice – non ho mai avuto rapporti con il boss, conoscevo solo il padre del ragazzo», replica secco. Parla Greco e nella sua verità prova a far emergere anche le sue paure. «Perché ho sempre pagato la camorra? Perché lo fanno tutti a Castellammare. So che è un errore. Ma tanti sono morti per essersi ribellati. Come è successo a Moccia, Cioffi, Cavaliere». Dice di non conoscere i camorristi stabiesi anche se qualcuno lo ha incrociato per strada: «Michele D’Alessandro l’ho conosciuto prima che diventasse pregiudicato, era un ragazzo. Luigi Di Martino ha lavorato per mio fratello da giovane». Parla anche di Raffaele Cutolo, Adolfo Greco, il boss che più volte è stato associato al suo nome. Racconta della storica vicenda legata all’acquisto del Castello Mediceo, ribadendo quanto già affermato nel corso di quel processo: «lo comprai con due imprenditori stabiesi ma non l’ho mai venduto a Cutolo, tutto l’equivoco nacque da una cartolina illustrata finita nelle mani della mamma del boss».E ancora racconta dei tentativi di estorsione subiti dai pentiti che accusarono Enzo Tortora. E svela che il suo nome era anche nell’elenco delle vittime del pizzo che pagavano gli esattori del “professore” di vesuviano. «Trovarono una lista col mio nome nell’auto di Antonio Fontana», dice Greco riferendosi all’ex pentito morto ammazzato ad Agerola nel 2017.Poi torna indietro. A Castellammare. Alle prime estorsioni pagate a Giuseppe Verdoliva, alias “peppe l’autista” «per i lavori ristrutturazione di casa mia». Diecimila euro, poi altri 30.000 a Renato Cavaliere che «mi puntò una pistola in faccia». «Dalla camorra non ho mai ricevuto nulla, ho solo pagato», ripete, facendo riferimento alle oltre 40 denunce per furti, rapine e danneggiamenti subiti. Ammette di aver usato termini non opportuni in riferimento ad alcune intercettazioni che il pm gli sottopone. Altre cose non le ricorda. Ricorda invece il pizzo pagato ogni anno ai clan: «5.000 euro ai D’Alessandro e 10.000 ai Cesarano». «Da me venivano centinaia di persone per chiedere favori e posti di lavoro, anche professionisti. Era una processione continua signor giudice».Dal fittissimo interrogatorio spuntano fuori anche il progetto dell’ex Cirio, l’incontro mai avvenuto con Pupetta Maresca e soprattutto la contorta vicenda della presunta visita a Raffaele Cutolo, in carcere ad Ascoli Piceno, per trattare la liberazione dell’ex assessore regionale Ciro Cirillo, catturato dalle Br nel 1981. Un mistero italiano che mistero è rimasto anche ieri. «Non so se posso dire, leggete il libro scritto dal giudice Alemi, parla anche di me».Alle 5 e 30 del pomeriggio l’udienza si conclude. Ma è solo il primo atto. A febbraio si torna in aula per rispondere alle altre domande del pubblico ministero e poi a quelle della difesa. «Sono qui da due anni solo per aver pagato la camorra», ripete Greco mentre scivola via per le scale del tribunale per tornare agli arresti domiciliari.

CRONACA