La mappa segreta dei tombaroli di Pompei al soldo del clan

Salvatore Piro,  

La mappa segreta dei tombaroli di Pompei al soldo del clan

I tombaroli di Pompei hanno una mappa, la usano come fosse una bussola: non ha un quadrante. Neppure un ago che indichi la direzione esatta. Quella giusta per orientarsi nei tunnel clandestini, impervi, stretti e bui, scavati nel sottosuolo in piena notte, di soppiatto, fino a cinque metri di profondità, per saccheggiare i nuovi ambienti patrizi della villa suburbana che regala ancora straordinarie scoperte qui alla zona nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei. La bussola dei tombaroli è rudimentale, impressa su carta, scritta di getto e «di proprio pugno». Le X servono a indicare le stanze coi tesori degli Scavi già trafugati. Semplici punti interrogativi, al contrario, indicano le strade ancora da battere per lo scrigno di segreti e ricchezze rimaste fino a oggi inesplorate: affreschi, vasi, monili, inestimabili bighe di epoca romana. «Una biga» racconta ai magistrati il pentito di camorra Saverio Tammaro, alias ‘o principe di Scafati, «fu ritrovata nei pressi di un frutteto in via Civita Giuliana. Ricordo che, nella circostanza, ci fu l’immediato intervento del clan Cesarano per asportare i beni». Il tesoro di Pompei fa gola alla camorra. La mappa contrassegnata dalle X e dagli interrogativi pure. Ma, fortunatamente, la mappa misteriosa, anziché finire nella mani di un sanguinario boss, è finita negli archivi dei pm e dei carabinieri. «Raffaele Izzo (uno dei due presunti tombaroli di Civita Giuliana, finito a processo con le accuse di ricettazione e ricerche clandestine di oggetti antichi, ndr) mi fornì una mappa, disegnata di suo pugno, io l’ho acquisita. Raffaele Izzo ha indicato con delle X i punti saccheggiati e poi, con dei punti interrogativi, quelli ancora non saccheggiati». A svelare l’esistenza della mappa dei presunti tombaroli di via Civita Giuliana – ovvero Giuseppe e Raffaele Izzo, padre e figlio di Boscoreale che, secondo l’accusa, hanno scavato e attraversato 5 cunicoli abusivi lunghi fino a 50 metri per raggiungere dal loro giardino gli ambienti rustici e patrizi dell’ultima villa suburbana riportata alla luce grazie agli scavi degli archeologi – è il brigadiere del nucleo investigativo di Torre Annunziata Salvatore Sorrentino: è lui l’investigatore principale, si è occupato in prima persona delle indagini sugli scavi clandestini dietro l’input fornito, a partire dal 2009, dal procuratore di Torre Annunziata aggiunto Pierpaolo Filippelli. L’ultimo sopralluogo in via Civita Giuliana, effettuato nei tunnel abusivi dai carabinieri e dai vigili del fuoco, risale al 24 settembre del 2019. Un ultimo sopralluogo dall’esito choc, perché i rilievi mostrerebbero l’attività ancora incessante dei tombaroli. «I loro tunnel sono arrivati a un passo dal luogo dove, a novembre 2020, sono stati ritrovati gli ultimi eccezionali corpi quasi integri  di due vittime dell’eruzione», ha svelato ai giudici il brigadiere Sorrentino. «Il cunicolo principale, scavato dai tombaroli, nel 2014 era lungo 30 metri. – ha aggiunto l’investigatore –  Tre anni dopo, i vigili del fuoco hanno appurato che lo stesso tunnel era lungo già 40 metri». Fino ad arrivare all’ultimo intervento, effettuato dai vigili del fuoco tra i cunicoli di via Civita Giuliana. «Il tunnel principale« ha detto ancora il teste chiave dell’accusa «nel 2018 misurava 50 metri».

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