Fu accusato di stupro, ora la famiglia non vuole seppellirlo: salma abbandonata

Giovanna Salvati,  

Fu accusato di stupro, ora la famiglia non vuole seppellirlo: salma abbandonata

E’ morto da solo nel suo appartamento. Nella solitudine con la quale era ormai costretto a convivere da anni, dopo l’esilio al quale lo aveva costretto la sua famiglia. Solo, dimenticato da tutti, dopo i suoi guai giudiziari e le inchieste che lo avevano travolto. Giosuè Costa, 67 anni è stato trovato morto nella sua abitazione, in corso Garibaldi. Il suo nome è finito al centro delle cronache giudiziarie nel 2011 quando venne arrestato dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale su una minorenne, estorsione e lesioni volontarie. L’uomo era conosciuto da tutti con un altro nome, quello di Michele Ciccone, un soprannome legato agli occupanti abusivi di quegli anni tra vico Fucine e vico Notte. Qui Costa – come ricostruito dagli inquirenti – gestiva un giro di estorsione determinato da occupazioni illecite di rom. Circa 150 famiglie a cui aveva dato la possibilità di prendere casa in appartamenti murati dopo gli sgomberi per il rischio crollo. Case che lui invece aveva deciso di affittare a nero. Per poter alloggiare in quegli appartamenti, i rom pagavano “un pigione” a Costa: 100 euro a stanza più una cifra forfettaria per acqua e gas. Secondo l´accusa Giosuè Costa intascava ogni mese, da tutta la comunità rom, circa 5.000 euro. Un giro di denaro cospicuo ai danni di famiglie straniere che peraltro vivevano in condizioni precarie di igiene oltre che in stabili fatiscenti e a rischio crollo. Nei confronti dei rom Giosuè Costa fu accusato di estorsione e lesioni volontarie. Ma non fu l’unico guaio nel quale Costa è stato coinvolto negli anni. L´altra vicenda, più infamante e scabrosa fu quella della violenza sessuale su una minorenne. Secondo la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e i carabinieri che raccolsero il racconto choc della ragazzina, Costa avrebbe convinto una quindicenne ad entrare nella propria abitazione. E proprio tra le mura domestiche si sarebbe consumata l’assurda violenza ai danni della ragazzina. La giovane raccontò subito dopo l’orrore ai propri genitori. Da tempo Costa si era rinchiuso in casa. Lasciato solo anche dalla moglie che aveva provato negli anni passati ad essergli vicino. Un rapporto incrinato da accuse e processi. Una relazione distrutta poi dalle continue liti, sempre più violente. La moglie, infatti, lo aveva più volte denunciato per i maltrattamenti subiti. Venerdì sera la notizia della sua morte per cause naturali. A scoprire il cadavere i poliziotti del commissariato di Torre Annunziata, coordinati dal dirigente Claudio De Salvo. Sulla vicenda però è stata informata anche la procura di Torre Annunziata. Dopo che il medico legale ha certificato l’avvenuto decesso per cause naturali la salma è stata “liberata”. Ma è proprio quando  gli agenti hanno chiamato la famiglia per avvertire del decesso dell’uomo e il rilascio del cadavere per i funerali, la moglie ha dichiarato di non voler provvedere alla sepoltura del marito. Solo anche dopo la morte. E così ora toccherà al Comune di Torre Annunziata farsi carico della sepoltura. (c)riproduzione riservata

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