Castellammare. Il Vescovo nel giorno di San Catello: «La città riparta dalle risorse naturali»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il Vescovo nel giorno di San Catello: «La città riparta dalle risorse naturali»

«Sarà una festa di San Catello diversa. Ormai abbiamo imparato a convivere con questa emergenza sanitaria che ci ha privati di momenti di condivisione importanti come quello della processione. La pandemia, però, ci ha condotti alla scoperta dell’essenziale, ci ha fatto prendere coscienza di quello che siamo». Don Francesco Alfano, vescovo dell’Arcidiocesi Castellammare-Sorrento, quest’oggi non sarà alla guida del corteo degli stabiesi che festeggiano il patrono con la tradizionale processione per poi fare ingresso nel cantiere «che resta il simbolo della città», sostiene. La processione non ci sarà per evitare assembramenti pericolosi in un momento in cui il virus Covid-19 minaccia la terza ondata.

Vescovo Alfano, come si vive questo giorno di San Catello?

«Aprendo un momento di riflessione, non solo personale. Oggi c’è la possibilità di condividere anche stando a distanza, la tecnologia ci aiuta, possiamo essere legati in connessione. Abbiamo provato a farlo, anche dal punto di vista ecclesiale, con le celebrazioni dei giorni scorsi».

Lei quali spunti di riflessione sente di offrire?

«Viviamo un momento difficile, d’incertezza e paura per il futuro, perché ci attendono sfide inedite. Dobbiamo prendere coscienza che siamo chiamati a ricostruire dalle macerie».

Come si riparte?

«Dal lavoro, che resta fondamentale, e dall’educazione scolastica che ha criticità di prospettiva».

A cosa si riferisce quando parla della scuola?

«I ragazzi avvertono l’esigenza di ritrovarsi insieme. Al pari degli anziani sono stati tra i più dimenticati e trascurati durante questo periodo di emergenza sanitaria e ad attenderli c’è un futuro incerto. Non possiamo guardare ai giovani solo quando si scoprono situazioni di disagio, che magari si manifestano con episodi di violenza. Lo ripeto sempre ai nostri parroci. Ma c’è bisogno che anche le istituzioni e tutte le componenti della società civile facciano la loro parte, gli stiano di più accanto, imparino ad ascoltarli quotidianamente».

“Ricostruire dalle macerie” è una frase che ha utilizzato a Castellammare anche quando s’è verificato l’episodio del pestaggio di un carabiniere in villa comunale.

«Sì, perché penso che Castellammare deve avere il coraggio di guardare lontano e l’ambizione di essere il Comune capofila del nostro territorio. Nonostante le tante e riconosciute ricchezze della città non è un ruolo scontato, se non ci mettiamo gli uni accanto agli altri per raccogliere questa bella sfida».

Da dove deve cominciare questa sfida?

«Dalla natura, dalle risorse naturali di questo territorio che sono il bene comune per eccellenza. Siamo già in ritardo, per troppo tempo abbiamo chiuso gli occhi».

Sembra un messaggio diretto alla politica.

«La politica, pur nelle legittime diversità e ambizioni, deve trovare la forza di unirsi davanti alle scelte che riguardano il bene di tutti».

Qual è il messaggio di speranza che intende affidare ai fedeli in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo?

«La speranza è nella solidarietà che abbiamo potuto riscontrare durante l’emergenza sanitaria. Tanti, in modi diversi, hanno sentito il bisogno di impegnarsi. Questa volontà non va dispersa e l’augurio è che proprio ciò che stiamo vivendo ci insegni ad essere ancora più solidali».

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