Il mistero nel Golfo, si cerca un balenottero

Salvatore Dare,  

Il mistero nel Golfo, si cerca un balenottero

Le balene arrivate al porto di Sorrento erano due. Una, quella più grande, venuta a galla giovedì notte. Ed un’altra, praticamente sparita, che è quella dei video registrati da passanti e soccorritori giunti a Marina Piccola. Non si tratta sicuramente di madre e figlio né si può stabilire ancora quale sia stata la causa del decesso del cetaceo recuperato nello scorso fine settimana anche se non si esclude un caso di morbillovirus. Sono queste le conclusioni degli esperti del Cert, la squadra di medici veterinari guidati dal professore Sandro Mazzariol dell’Università di Padova che fa fronte a emergenze legate a spiaggiamenti di cetacei: un lavoro di squadra durato oltre 10 ore​ che ha coinvolto diversi enti ed istituzioni locali e nazionali che si occupano di questi studi.​ La necroscopia si è conclusa giovedì notte e ha confermato che con una lunghezza “standardizzata” di 19,77 metri l’esemplare recuperato a Sorrento sia la balenottera comune (Balenoptera physalus) più grande che sia mai stata misurata nel Mediterraneo. E, con ogni probabilità, era anche molto anziana. Che ci sia una seconda “balena” a Sorrento e dintorni lo sostiene anche il parco marino di Punta Campanella che ribadisce ulteriormente che «l’animale recuperato non è lo stesso che era stato filmato mentre sbatteva con il rostro contro la banchina. Si era pensato che si potesse trattare del cucciolo, in difficoltà e disorientato, della grossa femmina ritrovata morta la mattina seguente dal nucleo sommozzatori della guardia costiera, sul fondale del porto. Ma l’esame necroscopico ha smentito questa possibilità: la balenottera non aveva allattato recentemente e non è quindi la madre del piccolo». Quanto alle cause della morte, gli esperti del Cert non hanno rinvenuto lesioni macroscopiche che possano far pensare ad un particolare quadro patologico, a una collisione con un’imbarcazione, a una cattura accidentale in un attrezzo da pesca o all’ingestione di plastica, tra le cause più frequenti di mortalità dei grandi cetacei nei nostri mari. «Segnalano solo una grave scoliosi con spondilartrosi e una fusione delle vertebre lombari, che può essere legata a un naturale processo degenerativo cronico legato all’età oppure a qualche fattore infettivo. Non è ancora certo se e come questo reperto possa essere legato al decesso dell’animale ma molto probabilmente ha creato dolore e problemi nel nuoto» sottolinea il parco marino. Tra le varie ipotesi si vaglierà anche la presenza del morbillivirus, che è spesso causa di morte nei cetace. Della gigantesca balenottera, ora in custodia al comune di Sorrento, verrà recuperato lo scheletro a fini museali ed educativi come confermato dalla Regione. L’area marina protetta con il Comune di Sorrento e Marevivo si è attivata per l’obiettivo. Rimane il mistero del destino della balenottera più piccola, che non è stata rinvenuta sul fondale nonostante gli sforzi di ricerca della guardia costiera. «I cetacei sono mammiferi e se si trattasse di un piccolo sotto i sei mesi che veniva ancora allattato – dicono i ricercatori dell’Istituto Tethys – purtroppo non può sopravvivere da solo. La speranza è che fosse già svezzato».

CRONACA