Torre del Greco. E’ la città della provincia di Napoli con il maggiore numero di vittime – in tutto 86, a partire dal marzo 2020 – provocati dal Covid-19. Non solo: l’emergenza sanitaria ha ridotto – come dimostrano le circa 4.000 domande presentate per i buoni spesa da cento euro – in ginocchio l’economia locale, con decine di attività commerciali costrette a tirare giù la saracinesca. Eppure, il 7 gennaio, Giovanni Palomba – il sindaco vincitore delle elezioni da 20 euro, pagate con l’arresto di un consigliere comunale di maggioranza – ha azzerato la giunta comunale, aprendo una crisi destinata a pesare come un macigno sulla ripartenza di Torre del Greco.

Coalizione spaccata

Lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio guida un carrozzone politico formato dai fuoriusciti dell’amministrazione comunale targata Ciro Borriello – il sindaco arrestato per mazzette legate alla raccolta dei rifiuti – e da tesserati del Pd eletti con civiche-civetta: un «mix letale» per le speranze di governare una realtà complessa senza scossoni. Infatti, in soli due anni e mezzo, Giovanni Palomba si è visto costretto a «sacrificare» sull’altare dei fragili equilibri di coalizione decine di assessori. Non a caso, prima dell’azzeramento post-Epifania, gli unici «superstiti» della giunta nominata a luglio del 2018 erano Luisa Refuto – la «straniera» di Torre Annunziata poi diventata vicesindaco – e Gennaro Granato, l’ex autista di Fulvio Martusciello indicato come delegato a un bilancio da 90 milioni. Le piroette da saltimbanco del primo cittadino non sono, tuttavia, bastate a frenare la sete di potere degli alleati. La caccia alle poltrone ha innescato uno sfiancante braccio di ferro, risolto da Giovanni Palomba con un «fuori tutti» capace di paralizzare le attività di palazzo Baronale – praticamente ferme da 20 giorni – e provocare uno stallo politico apparentemente senza via d’uscita.

Trattative con i nemici

A conferma dello «stato confusionale» di Giovanni Palomba, le trattative portate avanti dal sindaco per trovare una nuova maggioranza: il primo cittadino ha prima cercato gli esponenti del Movimento 5 Stelle con l’obiettivo di replicare a livello locale lo schema nazionale, poi si è seduto al tavolo con i consiglieri comunali della Lega per sondare il terreno di un accordo. Secco il «no» incassato dai grillini, mentre Luigi Mele – candidato sindaco battuto al ballottaggio – e Mario Buono hanno lasciato una porta aperta. Poco per costruire una maggioranza alternativa, vero obiettivo del mobiliere prestato alla politica. Rimasto prigioniero delle sue (cattive) scelte e ora costretto a sperare nelle scialuppe di salvataggio dall’opposizione.

La verifica-chiave

In attesa delle decisioni sulla giunta – l’ultima idea cullata da Giovanni Palomba sarebbe la nomina di 7 assessori tecnici – il super-gruppo di dissidenti della maggioranza è pronto all’assalto da dentro o fuori. Alla luce delle strategie portate avanti dal primo cittadino, gli otto esponenti della federazione di liste civiche nata «per dare una scossa all’attuale azione politico-amministrativa» hanno chiesto una verifica di maggioranza in consiglio comunale su otto punti-chiave. Un ultimo tentativo per provare a ricucire lo strappo, con la velata minaccia di staccare la spina. Perché, davanti allo stucchevole immobilismo del primo cittadino, si comincia a fare largo l’idea di lasciare la poltrona da numero uno di palazzo Baronale a un commissario prefettizio per tornare subito alle elezioni. Senza aspettare il 2023.

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