Crisi politica dopo lo scandalo tangenti a Torre Annunziata, un cavillo può tenere a galla il sindaco Ascione

Giovanna Salvati,  

Crisi politica dopo lo scandalo tangenti a Torre Annunziata, un cavillo può tenere a galla il sindaco Ascione

Il regolamento del consiglio comunale potrebbe salvare il sindaco Vincenzo Ascione dalla mozione di sfiducia. E’ questo l’ultimo colpo di scena che spunta fuori in queste ore dopo una riunione nella sede del palazzo comunale di via Provinciale Schiti. Nel documento, che disciplina il consiglio comunale, spunta un articolo relativo ad eventuali proposte di sfiducia. E’ menzionato all’articolo 50 dell’atto e non detta alcuna linea o disposizione obbligatoria per avviare la modalità di sfiducia al sindaco o al presidente del consiglio, viceversa rimanda il ricorrente alla consultazione del Testo Unico per gli enti locali che invece su questo è chiarissimo: la mozione di sfiducia può essere presentata solo ed esclusivamente dai 2/5 dei rappresentanti componenti dell’assise. Tradotto: occorrono dieci firme per sfiduciare il sindaco e non sei come invece erano state previste e già raccolte e presentate dalla minoranza durate l’ultimo consiglio comunale di mercoledì lanciando un accorato appello di responsabilità e coscienza ai consiglieri della maggioranza affinché si unissero alla mozione. Per ora però il colpo di scena blocca di fatto anche l’iter di convocazione del consiglio comunale come invece avevano chiesto i rappresentanti dell’opposizione. Al momento due le possibilità: la prima di ritirare la mozione di sfiducia, la seconda invece di ripresentarla con nove firme che, di fatto, dovrebbero già esserci in accordo con chi della maggioranza ha accolto l’appello della minoranza ed è pronto a sfiduciarlo. Ma la minoranza sta studiando anche un’altra ipotesi quella di chiedere l’inserimento di un nuovo articolo proprio sulla sfiducia nel prossimo consiglio comunale e rendere così valida la presentazione della mozione. Insomma un altro “problema” che però questa volta potrebbe fare gioco ad Ascione che a lasciare la poltrona da sindaco non ci pensa proprio, anzi. Dopo l’arresto del dirigente dell’Utc Nunzio Ariano – finito nei guai per aver intascato una mazzetta da 10.000 euro dall’imprenditore Vincenzo Supino dopo essersi assicurato un appalto di 200mila euro per lavori di manutenzione nelle scuole della città – il primo cittadino ha provato a trovare alleati anche tra chi aveva scaricato come i vecchi registi del Partito Democratico, dall’ex sindaco Giosuè Starita all’ex consigliere Raffaele Ricciardi. Nomi che per anni sono stati protagonisti della scena politica e che ora sono ritornati, in una regia ombra, indicando anche le figure di alcuni assessori della giunta tecnica nominata pochi giorni fa. Un’alleanza che Ascione ha firmato in cambio di una nuova candidatura alle elezioni comunali, anche se il Pd sembra invece orientato verso altre scelte e molti dei suoi componenti sembrano pronti a scaricarlo prima ancora della fine del mandato. Intanto la giunta è già a lavoro anche se nelle prime due sedute sono stati assenti tre dei cinque nuovi assessori, mentre al primo piano del palazzo comunale si è insediato anche il nuovo capo dell’Utc pro tempore Alfonso Donadio, figura in prestito dal Comune di Sorrento.

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