Gragnano, il racconto del figlio di un deportato: “Mio padre, ombra nel lager di Salonicco”

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Gragnano, il racconto del figlio di un deportato: “Mio padre, ombra nel lager di Salonicco”

Gragnano. «A 18 anni, mio padre con altri tre suoi coetanei e amici, si arruolarono nelle forze armate, forse spinti dal fervore giovanile e dalla propaganda fascista dell’epoca. A lui toccò la marina, gli altri tre l’esercito, uno di essi non tornò più lasciando un figlio qui tra noi. Chi poi sopravvisse a quella terribile devastante esperienza, mutò completamente idea politica sul dove stare». Inizia così il ricordo di Antonio Giordano, architetto di Gragnano, nel giorno in cui il Prefetto di Napoli ricorda il periodo di prigionia di suo padre Giuseppe. Marinaio spedito dalle parti dell’isola di Rodi, fu mandato ai cannoni da tiro nella più piccola di quelle isole: Lero. «L’isola era presidiata da milleduecento uomini, per lo più marinai delle batterie costiere e fanti della divisione Regina. Ne sopravvissero circa trecento» le parole di Giordano. «Mio padre e i suoi compagni prigionieri, furono imbarcati e portati al campo di concentramento a Salonicco. Giunse a casa scheletrito e come uno straccione, tanto da non essere subito riconosciuto». Ieri la giornata del ricordo: «Dopo tanti anni a mio padre gli arriva quest’altro riconoscimento, a memoria di ciò che lui e i suoi coetanei vissero subirono e patirono, per essere stati leali e per le avversità subite. Esso sarà anche di lezione ai nipoti e pronipoti, quelli già adulti e quelli che stanno crescendo, così che certi valori umani non abbiano a perdersi» racconta Antonio Giordano.

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