Concorso per avvocato capo al Comune di Torre del Greco: un altro ko legale per Coccoli

Alberto Dortucci,  

Concorso per avvocato capo al Comune di Torre del Greco: un altro ko legale per Coccoli
L'avvocato Nino Coccoli

Torre del Greco. La bocciatura del giudice Tommaso Mainenti dopo l’esclusione della commissione esaminatrice: il tribunale di Torre Annunziata spegne definitivamente le velleità dell’avvocato Nino Coccoli di sedere sulla poltrona d’oro – circa 300.000 euro in tre anni – destinata al dirigente del settore affari legali del Comune.

I magistrati della sezione lavoro del palazzo di giustizia di via Nazionale hanno, infatti, rigettato il ricorso con cui l’ex consulente del sindaco Giovanni Palomba – arrivato a Torre del Greco grazie alla «sponsorizzazione» dell’ex assessore Gennaro Granato – aveva trascinato in aula la procedura concorsuale avviata all’indomani delle dimissioni di Antonioluigi Iacomino, vincitore del precedente bando pubblico. Alla base del rigetto del ricorso, l’errata tempistica dell’iniziativa legale promossa da Nino Coccoli: la bocciatura della commissione esaminatrice – maturata sulla scorta della mancanza di requisiti da parte dell’ex candidato sindaco di Pompei – era stata, infatti, impugnata a inizio luglio. Fuori tempo massimo, perché l’intera procedura concorsuale era stata dichiarata chiusa a fine maggio con la mancata ammissione al colloquio finale dell’unico candidato in possesso di tutti i titoli richiesti dalla gara promossa dall’ente di palazzo Baronale.

Non propriamente una «brillante figura» per il legale capace di conquistare – in meno di due anni – la stima e la fiducia dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio. Perché se Nino Coccoli dovrà rinunciare al sogno di 300.000 euro in tre anni, al momento, si può «godere» i 18.000 euro in sei mesi previsti dall’incarico di supporto al responsabile dei procedimenti relativi alle attività di edilizia privata e condoni. Un incarico firmato dall’ingegnere Generoso Serpico – dirigente del settore urbanistica – e costato un tesoretto in soldi pubblici.

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