Dopo il crollo ad Amalfi, l’allarme dei geologi: “A rischio il 60% del territorio in Campania”

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Dopo il crollo ad Amalfi, l’allarme dei geologi: “A rischio il 60% del territorio in Campania”

Gaetano Sammartino è un geologo, presidente di Sigea Campania. Presidente, cosa dice il monitoraggio sulla nostra regione? “Il monitoraggio 2020 dice che il 60,2% del territorio regionale campano è a rischio frana, contro una media nazionale del 19,9%. Un problema, dunque, che interessa 302.783 residenti, 116.115 famiglie, il 5,6% del totale. La Costiera Amalfitana è uno dei pochi siti turistici di alto profilo dove si è avviata una programmazione a tutela dell’ecosistema, grazie al territorio. Ora però necessita convocare un tavolo tecnico per una programmazione che guardi al futuro proprio nell’ottica della sostenibilità, ponendo anche il tema della manutenzione e della tutela”.

E’ stato fatto qualcosa in questi anni?

“Quello del dissesto idrogeologico in Campania è un problema grave e complesso che richiede un serio e continuo impegno, senza arretramenti né per lo sforzo finanziario né per le azioni già intraprese. La Sigea vuole soltanto ricordare che sono stati fatti notevoli sforzi a partire dai tragici eventi di Sarno (maggio 1998), sono state quindi emanate norme  che hanno indotto una diversa politica di gestione del rischio idrogeologico”. Occorre adottare misure ancora più incisive rispetto a quanto si è fatto sinora? “Sì, a seguito di tali norme, si è dato avvio a un’analisi conoscitiva delle condizioni di rischio, individuando e perimetrando le aree con diverso livello di attenzione per il “Rischio idrogeologico” attraverso i quali oggi sappiamo che in regione Campania sono presenti numerose porzioni di territorio ad alto rischio, tra le quali anche naturalmente la Costiera Amalfitana ma non è la sola”. Servono tempi rapidi di intervento?

“Secondo il rapporto del 2019 è stato evidenziato che l’80% degli interventi, si distribuisce in un intervallo che va dai circa 2 anni e mezzo agli 8 anni, mentre il valore mediano della durata è prossimo ai quattro anni e mezzo, ovvero, in termini pratici, la metà degli interventi viene ultimato con tempi superiori ai 4,5 anni dalla data del finanziamento. A fronte di una situazione così palesemente preoccupante, occorre adottare misure ancora più incisive. Non abbiamo ancora acquisito la corretta capacità di spesa, spesso dovuta alla mancanza di competenze nei piccoli comuni o anche alla mancanza dei fondi necessari per poter effettuare le opportune indagini e per redigere i progetti”.

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