La via delle lapidi a Ercolano: gli appelli ignorati dietro la tragedia di Antonio

Daniele Gentile,  

La via delle lapidi a Ercolano: gli appelli ignorati dietro la tragedia di Antonio
Antonio Mazza, cantante lirico di 31 anni

Torre del Greco/Ercolano. Il day-after l’ennesima tragedia stradale all’ombra del Vesuvio si respira un’aria pesante in viale Castelluccio, il quartiere dove Antonio Mazza era cresciuto e da cui aveva spiccato il volo per diventare un apprezzato cantante lirico. Una carriera spezzata a soli 31 anni da uno schianto frontale tra la sua moto e un furgone lungo via Benedetto Cozzolino, la statale del Vesuvio tra Ercolano e Torre del Greco: una strada-killer, come denunciato in varie occasioni dagli abitanti della zona. I cui allarmi e relativi appelli per la sicurezza sono caduti puntualmente nel vuoto.

Numeri da incubo

La dinamica del sinistro costato la vita al cantante lirico resta al vaglio degli uomini in divisa – si ipotizza un sorpasso azzardato e un’elevata velocità, tale da rendere inutile il corretto utilizzo del casco – ma la prima certezza è racchiusa in un dato da brividi: in via Benedetto Cozzolino muore un automobilista o motociclista ogni anno e – secondo i report di polizia e carabinieri – si verifica almeno un incidente alla settimana. Un segnale ripetutamente ignorato dalle autorità competenti, in particolare dalla città Metropolitana – titolare della strada – mai scesa concretamente in campo per ripristinare la sicurezza lungo la statale del Vesuvio.

Lapidi e sangue

Non serve un investigatore per tracciare un bilancio della pericolosità della strada a scorrimento veloce, sprovvista di dissuasori, rotatorie e semafori, spesso  buia e dissestata. Perché le lapidi posizionate lungo via Benedetto Cozzolino sono la testimonianza diretta delle tragedie vissute lungo la lingua d’asfalto tra la zona alta di Ercolano e Torre del Greco. Ma a uccidere, però, non sono le strade bensì la «superficialità» delle istituzioni colpevoli di non avere mai messo in campo provvedimenti seri e adeguati alla pericolosità della strada. L’ultima vittima della strada-killer è stato Antonio Mazza, ma la lista nera è lunga  Nel 2019 a perdere la vita era stata una donna di 50 anni travolta e uccisa da un’auto in corsa, prima ancora a un poliziotto libero da servizio che aveva perso il controllo del proprio scooter. L’elenco di nomi delle vittime riporta alla memoria le crociate promosse per sensibilizzare le istituzioni sull’emergenza sicurezza. Lo stesso sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, aveva più volte cercato – durante il suo primo mandato – un’intesa con la città Metropolitana per la realizzazione di interventi mirati e anche con gli agenti della polizia locale pronti in varie occasioni a organizzare specifici posti di controllo per sanzionare chi supera i limiti di velocità. Ma evidentemente i provvedimenti sono insufficienti, come dimostra la rotatoria-scempio installata sei mesi fa e abbandonata all’altezza dell’incrocio di via Cupa Monti.

Lo sfregio alle vittime

La rotatoria apparsa improvvisamente a settembre, all’altezza dell’incrocio di via Cupa Monti, doveva essere un primo intervento per la sicurezza. Invece, in sei mesi è diventato il simbolo del fallimento: una rotatoria malridotta in fase di costruzione e abbandonata tra reti di protezioni e segnaletica sbiadita. Questo è il risultato delle prevenzione da parte dell’Ente titolare della strada killer, uno sfregio alle lapidi che giacciono proprio vicino alla rotatoria-scempio che per qualche ragione non è mai stata completata.

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