Sud, giovani e donne: “I giovani industriali credono in Draghi”

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Sud, giovani e donne: “I giovani industriali credono in Draghi”

Il leader nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, ha già speso parole al miele per la figura di Mario Draghi. Da Napoli, i giovani industriali rappresentati da Alessandro Di Ruocco, restano in scia e si aspettano grandi novità dal nuovo governo.

Di Ruocco, il vostro giudizio è ovviamente positivo?

«Stiamo parlando di una persona competente che una credibilità internazionale, è leader in Europa dove ha difeso la moneta unica e saprà difendere il nostro Paese in un momento drammatico come questo. La scelta del Presidente Mattarella dimostra che l’importanza delle competenze era fondamentale: dopo aver salvato l’Europa riuscirà a mettere in salvo l’Italia con il recovery fund e  con tutte le riforme conseguenti».

Il mondo sta facendo i conti con una pandemia devastante che declina i suoi effetti negativi sull’economia. Al Sud la crisi è diventata stringente, più che al Nord.

«Se legge le parole di Bonomi capirà il motivo per cui sono entusiasta di questa scelta. Una delle prime dichiarazioni di Mario Draghi è stata sulla coesione territoriale. Ha sempre detto in più articoli, e lo ha ripetuto anche a Rimini, che sarà importante ripartire dal Mezzogiorno, non andare a due velocità: la grande opportunità è l’allineamento della velocità produttiva del paese. Il motivo per cui siamo con Draghi, come giovani e come industriali, è perché la stessa tematica giovanile è molto cara al presidente».

Dovrà gestire i fondi europei: un’occasione storica per ridisegnare l’economia del nostro paese.

«Lui ha già fatto un’apertura circa il recovery plan che, aggiungo, è da riformare perché manca di visione. Non vi è illustrata quella che è la qualità dell’investimento, il debito buono, la necessità di coinvolgere le parti sociali in modo particolare Confindustria e i giovani di Confindustria. Parliamo, ad esempio, di next generation, un piano europeo che investirà i giovani. Si tratta di investimenti a medio e lungo termine che necessitano di un confronto che non c’è mai stato. La visione di Draghi è in linea con il nostro pensiero, penso sia la persona più indicata per salvarci da questa triplice emergenza: sanitaria, economica e sociale».

Qualcuno sembra quasi avere paura di spendere i soldi che arriveranno. Lei cosa pensa?

«Abbiamo un premier incaricato che è patrimonio del paese. Con lui va riscritto il piano dando accento più attento sulle giovani generazioni e la classe imprenditoriale giovanile che tenga conto della questione sociale: questi sono tutti topic di Draghi. C’è la necessità che il recovery abbia obiettivi misurabili, che questo debito sia debito buono. Non spaventiamoci di farlo puntando a portare avanti le famose riforme che non sono mai state attuate. Non dimentichiamo che questi 200 miliardi non sono un regalo ma si fanno con riforme serie».

Avete alleati in questa battaglia?

«Il Governatore De Luca ha già detto chiaramente che la quota percentuale non è del 34% ma del 60% così come da parametri imposti dall’Europa».

Temi che andranno a caratterizzare anche la discussione sul lavoro femminile?

«Mi fa piacere che punti l’accento su questo aspetto: il lavoro femminile è un tema a cui teniamo particolarmente. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro sulla parità di genere e sull’occupazione femminile. L’Istat ha evidenziato come una donna sua due sia disoccupata. Le donne, insieme ai giovani, sono i più colpiti dalla crisi. Attenti a questo tema abbiamo costruito un gruppo di lavoro con Carla Recupito e Maria Celeste Lauro».

Al Sud come si dovranno spendere questi soldi?

«Sulla scuola. Dico senza tentennamenti sull’istruzione perché è dal cambio culturale che si riparte. Poi vengono le infrastrutture, la digitalizzazione, la tensione ecologica, ma va colmato il gap culturale del Mezzogiorno.  In Italia fa fatica a passare questo concetto: studio, cresco, mi impegno e lavoro per aumentare la qualità della mia vita».

Si torna a parlare anche di Europa.

«Con Draghi l’europeismo vince finalmente sul sovranismo, con lui l’Italia fa un passo importante verso gli Stati Uniti d’Europa che sono il progetto comunitario pensato dai padri costituenti».

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