Crac Deiulemar, decima asta per l’hotel Poseidon: già «persi» dieci milioni

Alberto Dortucci,  

Crac Deiulemar, decima asta per l’hotel Poseidon: già «persi» dieci milioni
L'hotel Poseidon

Torre del Greco. Un calvario lungo due anni, fino a oggi passati inutilmente per l’esercito di vittime degli armatori-vampiri della Deiulemar compagnia di navigazione. Perché nessuno sembra interessato a mettere le mani sull’hotel Poseidon, la struttura alberghiera di via monsignore Michele Sasso finita nel fallimento dell’ex fiore all’occhiello dell’economia all’ombra del Vesuvio. Con conseguente tracollo del valore immobiliare.

Prezzo in picchiata

La base d’asta del moderno edificio a quattro piani affacciato sul golfo di Napoli era stato già dimezzato a settembre del 2019, quando l’hotel Poseidon venne messo all’incanto per 8,4 milioni. Praticamente a un prezzo ribassato del 50% rispetto alla stima fissata a gennaio del 2019, quando l’ex hotel degli armatori-vampiri venne stimato la bellezza di 16,5 milioni di euro. Una cifra evidentemente capace di spaventare gli investitori, rimasti sempre lontani dal tribunale di Torre Annunziata. Così il prezzo del gioiellino a due passi dal porto è lentamente crollato, fino a toccare – in occasione dell’ultimo incanto, fissato per il prossimo 13 aprile – quota 6,4 milioni. In pratica, in soli due anni e 9 incanti, sono stati bruciati dieci milioni di euro e ora la curatela fallimentare potrebbe portare in cassa solo le «briciole» rispetto alle iniziali aspettative: i 6,4 milioni della nuova base d’asta sarebbe sufficienti solo a «coprire» le ipoteche degli istituti di credito e non a garantire un ristoro agli obbligazionisti traditi dagli armatori-vampiri. L’ennesima beffa per l’esercito di risparmiatori travolto dal grande crac del 2 maggio 2012.

La lunga svalutazione

La manovra della triade formata da Alfonso Iovane, Paola Mazza e Vincenzo Di Paolo per fermare le speculazioni finanziarie sul «piatto forte» del patrimonio legato alla Deiulemar compagnia di navigazione, dunque, non è bastata per trovare un acquirente all’albergo diventato  meta privilegiata per i turisti diretti a Napoli e provincia. L’incanto fissato per lo scorso 28 gennaio – base di partenza di 8 milioni, la stessa del 26 novembre 2020 – si è chiuso con l’ennesimo flop: zero offerte e procedura da rifare. A cifre, stavolta, ulteriormente «stuzzicanti» per eventuali investitori. La nuova base d’asta è stata fissata in 6,4 milioni, ma sarà possibile presentare – entro le ore 13 dell’11 aprile – un’offerta minima di 4,8 milioni di euro per provare a portare a casa la struttura ricettiva. Il deposito cauzionale previsto dalla procedura è il 10% del prezzo offerto, mentre – in caso di gara – il rialzo minimo è stato fissato in 50.000 euro. Insomma, non propriamente il tesoretto auspicato al momento del primo incanto: la circostanza rischia di fare definitivamente tramontare qualsiasi possibilità per l’esercito di obbligazionisti di mettere le mani su qualche ulteriore spicciolo. Il moderno hotel a due passi dal porto di Torre del Greco è gravato da una lunga serie di ipoteche bancarie: in caso di vendita, dunque, l’incasso finirebbe in larga parte direttamente nelle casse degli istituti di credito.

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