Sant’Agnello. Marittimo morto a Venezia, la famiglia: «Giosuè è stato ammazzato»

Salvatore Dare,  

Sant’Agnello. Marittimo morto a Venezia, la famiglia: «Giosuè è stato ammazzato»

La famiglia di Giosuè Sorrentino – l’ufficiale di macchina originario di Sant’Agnello ritrovato cadavere a bordo della nave Bianca Amoretti il 24 aprile 2016 in rada a Venezia – continua a lottare per avere la verità. Vuole giustizia. Così, dopo essersi opposta per una seconda volta alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Venezia, adesso chiede che l’intero equipaggio sia rinviato a giudizio per omicidio. Sì, perché secondo la famiglia – difesa dagli avvocati Antonio Cirillo e Angela Luigia Ruggiero – Giosuè fu ucciso. Non si trattò quindi di un suicidio. Martedì sarà una giornata importante: ci sarà la camera di consiglio al termine della quale il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Venezia stabilirà se archiviare il caso o disporre l’imputazione coatta dei marittimi della nave Amoretti. Secondo la Procura, Sorrentino decise di togliersi la vita. Diverse settimane fa, gli avvocati Cirillo e Ruggiero avevano depositato la nuova opposizione all’archiviazione. Come già sostenuto nel corso delle indagini preliminari della Procura di Venezia, i difensori della famiglia Sorrentino sono dell’avviso che la cabina assegnata al ragazzo sia stata completamente ripulita poco dopo la morte. Chi ripulì la stanza? E perché? Un caso, per gli avvocati, di inquinamento delle prove che ha evidentemente complicato il percorso per giungere finalmente alla verità. Per i legali, come scritto nell’opposizione all’archiviazione, «si è cercato di far passare Sorrentino come per una persona depressa e con problemi esistenziali, cosa che per nulla corrisponde alla realtà». Il marittimo «era una persona piena di vita». Non solo: la raccolta delle prove non iniziò al meglio a causa dei ritardi nella salita a bordo da parte della polizia scientifica, frenata da avverse condizioni meteo marine. A ciò si aggiunge la conclusione del consulente della difesa che, con un altro medico di parte, ha chiarito che «la morte di Sorrentino è un omicidio orrido e truculento nella sua modalità di attuazione». L’opposizione all’archiviazione termina con una riflessione perentoria: «Lo scannamento con la troncatrice è stato attuato per distruggere del tutto le prove di una diversa lesività da taglio al collo che ha rappresentato la prima offesa letale per Sorrentino?». Ed è qui che, stando ai difensori della famiglia della vittima, si è cercato un depistaggio. La madre di Giosuè, la signora Giuseppina, è dal giorno della morte del figlio attende che la magistratura faccia il proprio corso. E’ lacerata nell’animo e auspica una svolta. «Mio figlio non era depresso così come era stato dipinto da qualcuno, né mai aveva avuto intenzione di togliersi la vita. Era un ragazzo gioviale, disponibile, un professionista serio attaccato al lavoro e alla famiglia. E’ assolutamente impensabile che possa aver deciso di uccidersi» le parole della signora qualche mese fa. Rimane uno dei tanti segnali che inducono a sostenere questa ipotesi: «Appare credibile che un aspirante suicida possa poco prima di togliersi la vita chiedere la cortesia di ricevere una ricarica telefonica?». Uno dei tanti quesiti che animano queste indagini dure, convulse, intricate, è l’assenza di un movente. «Forse mio figlio avrà visto o saputo qualcosa, forse dava fastidio. Non so» l’ipotesi avanzata dalla madre.

CRONACA