Vedette, pusher e affari d’oro: la Gomorra di Castellammare. Scacco agli Imparato

Ciro Formisano,  

Vedette, pusher e affari d’oro: la Gomorra di Castellammare. Scacco agli Imparato

Un gruppo criminale «collaudato» con regole chiare e ruoli predefiniti. Una organizzazione «che gestiva tutte le attività illecite del quartiere». Un sodalizio che si sarebbe arricchito a dismisura grazie ad un «continuo, ininterrotto, costante e intenso afflusso di acquirenti di droga». Tossici ai quali era «assicurato» l’acquisto delle dosi grazie anche ad un «articolato sistema di vedette e pusher in costante rotazione». E’ il ritratto della Gomorra di Castellammare racchiuso nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa, nei mesi scorsi, a carico degli Imparato, la dinastia che da «vent’anni» detta legge nel rione Savorito. Un gruppo legato mani e piedi ai D’Alessandro, di cui è ritenuto una costola operativa nel settore del traffico e dello spaccio al dettaglio di stupefacenti. Un affare che per le casse di Scanzano vale circa 6 milioni di euro all’anno, come raccontato in un recente processo dal pentito Renato Cavaliere. Le motivazioni riguardano la condanna a oltre 150 anni di carcere complessivi emessa a carico di una dozzina di imputati tra cui spiccano Michele e Salvatore Imparato, ritenuti i veri reggenti dell’organizzazione. Motivazioni che confermano in pieno il castello accusatorio eretto dal pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta, il pm che indaga sulla camorra stabiese. Secondo i giudici, dalle prove raccolte e finite al centro del processo con rito abbreviato che si è concluso a ottobre, emerge la figura di «dominus» dell’organizzazione attribuita a Salvatore Imparato. E’ lui, secondo la sentenza, l’uomo che coordina l’attività di pusher e vedette del quartiere. Ed è lui il soggetto al quale spetterebbe il compito di decidere i prezzi della droga comprata dai narcos di Secondigliano e rivenduta ai tossici della zona. Dall’inchiesta è emersa una frenetica attività di spaccio. In alcuni casi i clienti si sarebbero riforniti per decenni dai pusher del rione Savorito, finanziando così le attività illecite del gruppo e della camorra cittadina. Soldi che sarebbero stati reinvestiti in armi e riciclaggio di capitali attraverso l’acquisizione di imprese “pulite”.  Gli Imparato non sono un clan ma sono ritenuti collegati direttamente ai D’Alessandro. Un legame che sarebbe emerso dal fatto che il gruppo «destinava una parte dei proventi» delle piazze di spaccio proprio al sodalizio di Scanzano. Una “tassa” in cambio della quale il Savorito otteneva il «monopolio del settore illecito nell’ambito territoriale di competenza», sottolineano i giudici del tribunale di Napoli. Dalle intercettazioni emerge inoltre che venivano acquistati 40.000 euro di droga a settimana dal gruppo del Savorito per rifornire le piazze di spaccio. Per questa vicenda Michele e Salvatore Imparato sono entrambi stati condannati, in primo grado, a vent’anni di reclusione. I legali degli imputati hanno presentato ricorso in Appello e nei prossimi mesi potrebbe anche essere fissata la prima udienza del processo di secondo grado. A gennaio a carico di Salvatore Imparato e di altri 37 indagati è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.

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