Covid: in Campania preoccupa la variante inglese In 2 settimane cresciuta da 7 a 20%

Redazione,  

Covid: in Campania preoccupa la variante inglese In 2 settimane cresciuta da 7 a 20%

Il “dato di crescita è molto forte”. Luigi Atripaldi, direttore del dipartimento di biochimica clinica e microbiologia dell’Ospedale dei Colli di Napoli, non usa mezzi termini quando parla della diffusione della ‘variante inglese’ del Covid in Campania. I dati sono questi e preoccupano: in due settimana si è registrata una crescita dal 7 al 20%. “A inizio febbraio abbiamo cominciato lo screening in rete con l’Istituto Superiore di Sanità per la variante inglese. Avevamo una incidenza del 7%, ora dal report di ieri il dato è del 20%”, spiega Atripaldi. “Siamo in una rete nazionale – aggiunge – e abbiamo la possibilità di sequenziare tutto il genoma del virus, per così individuare la variante inglese e anche altre possibili varianti che sono anche più pericolose. E’ chiaro che il dato di crescita è molto forte e quindi il contenimento è davvero necessario”. “Un aumento del 13% in due settimane testimonia un incremento considerevole e dimostra che la grande contagiosità di questa variante inglese. Per questo lo stop alla mobilità internazionale e varie forme di lockdown sono molto importanti per rallentare i contagi e proseguire la vaccinazione.

E poi bisogna confinare i casi che arrivano da fuori per limitare la diffusione delle varianti” aggiunge Atripaldi. In Campania, per Atripaldi, “al di là della variante inglese e di quella spagnola, che ha circolato da questa estate, non abbiamo avuto altre varianti, ma potrebbero presto venire fuori altre anche molto pericolose”. Ciò che preoccupa è che “la variante inglese ha una maggiore capacità di trasmissione e da indagini epidemiologiche pare che colpisca con maggiore frequenza i soggetti giovani”. Per questo “è necessario ridurre il trasferimento delle persone anche da una Regione all’altra e di confinare i focolai in cui c’è la presenza di varianti inglese”.

“Noi continuiamo a monitorare come punto di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità con un report settimanale e aspettiamo anche nuovi strumenti diagnostici che ci consentono di fare l’indagine delle varianti anche senza sequenziare, che è un procedimento lungo e costoso – conclude – ci sono dei kit, non ancora certificati, che danno risultati real time come quelli che usiamo per fare l’indagine molecolare del tampone”. Intanto dopo il balzo in avanti di ieri, torna all’8% il tasso di incidenza dei positivi in Campania. Secondo i dati dell’Unità di crisi della Regione Campania, nelle ultime 24 ore sono 1.135 (di cui 136 casi identificati da test antigenici rapidi) i casi positivi su 14.156 tamponi esaminati (di cui 3.164 antigenici). Diciassette le persone decedute – 12 nelle ultime 48 ore e 5 in precedenza ma registrati ieri – 1.194 le persone guarite. Cala anche se di pochissimo l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva (oggi 106 e ieri 107), mentre aumenta quella dei posti di degenza (oggi 1.284 e ieri 1.281). E se oggi il Lungomare di Napoli era affollato e in tanti non indossavano le mascherine, nonostante le raccomandazioni e i divieti, nel Casertano l’improvvisa accelerazione della curva dei contagi ha spinto alcuni sindaci a chiudere le scuole, attivando la didattica a distanza, per almeno due settimane.

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