Castellammare. Caporalato nel cantiere di Monfalcone, arrestati tre stabiesi

Tiziano Valle,  

Castellammare. Caporalato nel cantiere di Monfalcone, arrestati tre stabiesi
La prima nave da crociera della Virgin Voyages, Scarlett Lady, in costruzione, fotografata in occasione della cerimonia del taglio della lamiera della seconda nave di Virgin Voyages, in costruzione presso gli stabilimenti del gruppo a Genova Sestri Ponente, 20 luglio 2018. ANSA/LUCA ZENNARO

Chi voleva un contratto con una ditta dell’indotto Fincantieri doveva fare un regalo da settecento o mille euro al momento dell’assunzione, restituire il quindici per cento dello stipendio a fine mese e in alcuni casi pagare una quota di cinquanta euro per l’utilizzo degli armadietti.Secondo le indagini condotte dai carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Gorizia, a capo dell’organizzazione che sfruttava gli operai, per la maggior parte bengalesi, c’erano due capicantiere, Luigi Scognamillo e Orlando Carolei, e il fratello di quest’ultimo, l’operaio Paolo Carolei. Sono tutti e tre stabiesi, da qualche anno trasferiti a Monfalcone. Per loro è scattato l’arresto con l’accusa di estorsione e caporalato.Le indagini sono scattate lo scorso aprile, quando due operai bengalesi impiegati dalla società Pad Carpenterie, della provincia di Ancona, hanno deciso di denunciare i soprusi subiti all’interno dello stabilimento Fincantieri (la società è estranea all’inchiesta), di Monfalcone.Attraverso intercettazioni, pedinamenti e testimonianze, i carabinieri sono riusciti a ricostruire il sistema che sarebbe stato messo in piedi dai tre stabiesi, che si avvalevano anche della collaborazione di due operai bengalesi, che riscuotevano le somme, e di agenzie interinali che curavano le assunzioni dei dipendenti. Una vicenda purtroppo simile a tante altre nel mondo dell’indotto Fincantieri.Un’inchiesta che in pochissimo tempo ha portato alla firma di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, da parte del gip del Tribunale di Gorizia, Carlo Isidoro Colombo, per Luigi Scognamillo, Orlando e Paolo Carolei.Nelle quasi tremila pagine dell’inchiesta si racconta di violenza fisica e verbale nei confronti degli operai che non accettavano di restituire il quindici per cento dello stipendio, oltre che di minacce di riduzione d’orario, mancato rinnovo dei contratti e licenziamenti.Vessazioni continue quelle subite dalle tute blu che avevano commesso il solo errore di rivolgersi alle persone sbagliate per ottenere un posto di lavoro. Secondo la Procura, l’organizzazione garantiva contratti a tempo determinato e buste paga regolari, mentre le assunzioni concordate venivano gestite attraverso agenzie interinali ritenute compiacenti. Ma il prezzo da pagare era alto e le richieste sempre più pressanti. A tal punto che agli operai sarebbero stati sottratti anche gran parte dei soldi della cassa integrazione che avrebbero dovuto percepire durante il periodo del lockdown, che ha portato alla chiusura della fabbrica e al blocco della produzione.E’ proprio in quel momento che, ormai ridotti alla fame, un paio di lavoratori hanno deciso di ribellarsi e raccontare tutto alle forze d’ordine, aprendo uno spiraglio nel muro di omertà che poi ha consentito agli investigatori di raccogliere anche altre denunce.Per i tre stabiesi, oltre all’arresto, è scattato anche il sequestro di conti correnti e soldi, per un totale di trentamila euro.

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