Castellammare. Racket al mercato dei fiori, condannato a 10 anni il boss Luigi Di Martino

Tiziano Valle,  

Castellammare. Racket al mercato dei fiori, condannato a 10 anni il boss Luigi Di Martino

Sconti per gli esattori del pizzo e conferma della pena per il boss Luigi Di Martino, alias ‘o profeta, ritenuto il reggente del clan Cesarano. Si chiude con condanne per 20 anni di carcere complessivi il processo d’Appello nato dall’inchiesta dell’Antimafia sul racket al mercato dei fiori di Pompei.Nelle scorse ore i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Napoli hanno emesso la sentenza. Confermati i 10 anni incassati in primo grado, nel processo con rito abbreviato, da Luigi Di Martino, boss del clan Casarano e ritenuto il successore alla guida della cosca dopo l’arresto di Nicola Esposito, alias ‘o mostro.

Di Martino è ritenuto l’assoluto regista della capillare rete estorsiva imbastita dal clan di Ponte Persica ai danni di numerosi imprenditori del territorio. Una piovra che avrebbe allungato i propri tentacoli anche sul mercato dei fiori, uno dei pochi motori dell’economia della fascia costiera vesuviana.Condannato a 4 anni e 5 mesi, invece Luigi Di Martino, omonimo del boss e noto col soprannome di cifrone. Di Martino, difeso dall’avvocato Francesco Schettino, si è visto ridurre di circa un anno la condanna incassata in primo grado.Ridotta anche la pena inflitta ad Aniello Falanga, ritenuto l’esattore del clan e il braccio armato del boss nel settore della raccolta delle tangenti ai danni degli imprenditori vittime. Falanga, difeso dall’avvocato Massimo Autieri, era stato condannato a 6 anni e 10 mesi in primo grado.

Condanna che la Corte d’Appello (a fronte della richiesta del procuratore generale di 5 anni e 8 mesi) ha ridotto a 5 anni e 5.000 euro di multa. Entro 60 giorni verranno depositate le motivazioni di questa sentenza è gli imputati potranno valutare se presentare o meno ricorso in Cassazione per ribaltare questo verdetto.Una sentenza che comunque conferma la tesi portata avanti in questi anni dall’antimafia e dalle indagini della Guardia di finanza coordinate dal pm Giuseppe Cimmarotta. Fascicoli dai quali emerge che i Casarano avevano messo in atto una sistematica e capillare attività di raccolta delle estorsioni sul proprio territorio di competenza, condizionando la vita delle imprese che si trovano nella cerniera urbana che divide Castellammare di Stabia, Pompei e Torre Annunziata.

L’indagine sul mercato dei fiori ha portato alla luce anche un nuovo sistema estorsione gestito dal clan. Luigi Di Martino, infatti, avrebbe gestito con alcuni prestanome una società di trasporto dei fiori che il clan avrebbe messo in piedi per gestire in regime di monopolio il servizio, imponendo così ai commercianti del settore di rivolgersi solo a quella impresa. E chi si ribellava subiva minacce o addirittura aggressioni, come sottolineato dalle indagini. Su questo punto è comunque in corso un altro filone processuale (che si celebra davanti ai giudici del tribunale di Torre Annunziata) nel quale sono imputati i rappresentanti dell’azienda in questione.

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