«Raffaele Cutolo morto senza un fiore»

Giovanna Salvati,  
Andrea Ripa,  

«Raffaele Cutolo morto senza un fiore»

Il superboss di Ottaviano è morto da più di una settimana ormai, trascinandosi dietro segreti e misteri degli anni di piombo della guerra di camorra. Sepolto al 41bis, prima ancora che nel carcere di Ottaviano, dove ha trascorso la maggior parte della sua esistenza, Raffaele Cutolo ha segnato profondamente la storia criminale italiana tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta. Un boss spietato, ma capace di “rivoluzionare” il modo di intendere la camorra, capace di infiltrarsi negli appalti e negli ambienti politici. Ecco perché a una settimana di distanza dalla fine di uno dei criminali più influente del panorama criminale nazionale, la sua morte lascia ancora strascichi. Spesso s’è dibattuto, viste le precarie condizioni di salute del fondatore della Nco, denunciate più volte da avvocati e familiari, se il “carcere duro” avesse ancora effetto su quello che i parenti consideravano un anziano ormai in disarmo. Lo Stato ha continuato fino alla fine a considerare Raffaele Cutolo un personaggio pericoloso. Fino all’ultimo. Anche dopo la morte. Tanto da spingere la procura di Parma ad adottare misure di «estrema » sicurezza. Niente fiori sulla salma, niente rosari, niente immagini sacre. Tantomeno è stato concesso alla moglie, Immacolata Iacone, di poter dare l’estremo saluto al marito. Solo una visita stringata prima dell’esame autoptico di sabato. Cutolo è stato lasciato solo, coperto solo dal velo bianco che lo divide dal legno lucido della bara. Poi il viaggio sotto scorta e l’accoglienza di polizia e carabinieri all’ingresso del cimitero di Ottaviano, dove è stato sepolto nella notte tra sabato e domenica appena trascorsi.

Una certa rigidità della procura destinata a finire al centro di un esposto che l’avvocato del superboss Gaetano Aufiero si dice pronto a presentare per conto della famiglia contro le procedure adottate dalla magistratura emiliana nelle fasi immediatamente successive al decesso dell’anziano capoclan della Nco. «Contesto il comportamento del pm di Parma, che ha vietato ai familiari di posare un fiore sulla salma, un’immagine sacra. Ma gli hanno concesso una “brevissima visita” alla salma nelle fasi preliminari dell’autopsia», aveva fatto sapere alcuni giorni fa il legale. Che a Metropolis ribadisce: «Per Cutolo sono state applicate restrizioni maggiori, da vivo e ora anche da morto. La moglie e la figlia avevano diritto all’ultimo saluto», continua ancora Aufiero che difende gli interessi della famiglia Ottavianese. «Cutolo ha rispettato il regime e tutti i divieti che gli sono stati negati in questi anni». Quanto all’imponente dispiegamento di forze dell’ordine davanti al cimitero, il legale dice di «non aver ben compreso lo schieramento di tutti quei carabinieri e poliziotti». «Gli è stato fatto, senza volerlo, un funerale di Stato, dando una rilevanza all’accadimento che sarebbe stato meglio non dare». Tutte perplessità destinate a finire nero su bianco in un esposto destinato a tenere ancora alta la tensione attorno a un boss spietato e per cui lo Stato, in una direzione o nell’altra, ha sempre fatto troppo poco.

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