Palomba come Borriello, già 20 assessori: cinque delegati ai rifiuti, ma Torre del Greco resta una discarica

Alberto Dortucci,  

Palomba come Borriello, già 20 assessori: cinque delegati ai rifiuti, ma Torre del Greco resta una discarica
Giovanni Palomba con l'ex sindaco Ciro Borriello

Torre del Greco. La sua scalata a palazzo Baronale era iniziata sotto il segno della «discontinuità» rispetto al predecessore Ciro Borriello: uno spot-bluff grazie a cui Giovanni Palomba – complice il serbatoio elettorale assicurato, ironia della sorte, proprio dallo «zoccolo duro» della precedente amministrazione comunale – si è ritagliato un posto al sole dell’elenco dei sindaci della quarta città della Campania, proprio come promesso a papà Francesco Palomba. Ma la «Linea Maginot» tracciata alla vigilia del voto passato alla storia per lo scandalo delle 20 euro è stata sconfessata già prima del ribaltone di metà mandato, come conferma l’imbarazzante serie di avvicendamenti all’interno della giunta: l’ultima nomina in ordine di tempo è stata Cinzia Mirabella – già assessore di Valerio Ciavolino e poi consigliere comunale durante il secondo mandato di Ciro Borriello, quando regalò il brivido di una poltrona nell’esecutivo al marito Gerardo Mazzeo – e consente al primo cittadino di toccare quota venti cambi in due anni e mezzo. In pratica, in perfetta media per soffiare – dovesse riuscire a restare 5 anni in sella – il «record» dei quaranta assessori in un mandato stabilito proprio da Ciro Borriello. Due profili apparentemente diversi eppure uniti da un comune denominatore: la ferma volontà di restare aggrappato alla poltrona da numero uno del municipio.

Il primo esecutivo

Che le scelte politiche di Giovanni Palomba fossero «ispirate» dal vento era stato chiaro già al momento delle prime nomine. Subito dopo l’insediamento a palazzo Baronale il mobiliere con l’hobby della politica indicò Pietro De Rosa – dirigente di polizia in pensione – come delegato alla Nu, mentre l’esecutivo fu completato solo a fine luglio. Quando gli alleati trovarono la quadra su nomi e quote rosa: il primo vicesindaco fu Annarita Ottaviano, estratta a sorte tra le quattro donne della squadra  e destinata a essere prima cacciata e poi richiamata in meno di un anno e mezzo. Della prima giunta, solo in due – Luisa Refuto e Gennaro Granato – sono sopravvissuti alle varie staffette decise per mantenere gli «equilibri» della maggioranza, fino al repulisti di inizio febbraio. L’ennesima giravolta di Giovanni Palomba ha portato al rimpasto totale – l’unico confermato è stato Enrico Pensati, ex portavoce di Valerio Ciavolino e addetto stampa-lampo del Comune durante il primo mandato di Ciro Borriello – e all’ingresso in squadra dei riferimenti degli ex borrielliani doc Luigi Mele e Alessandra Tabernacolo. Con buona pace della «discontinuità» e della «Linea Maginot».

Il disastro della Nu

Particolarmente sconcertante la gestione del settore Nu: in 30 mesi sono stati 5 gli assessori – compresi gli «stranieri» Giovanni Marino e Raffaele Arvonio, indicati con il «gradimento» dell’ex consigliere comunale Salvatore Antifono – avvicendatisi su una poltrona evidentemente bollente. Ma qui, almeno, tutti hanno dimostrato «coerenza»: la città resta, infatti, una discarica a cielo aperto.

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