Vaccini anti Covid, si andrà a fasce d’età. Scorte per zone rosse, a marzo 7 milioni di dosi

Redazione,  

Vaccini anti Covid, si andrà a fasce d’età. Scorte per zone rosse, a marzo 7 milioni di dosi

In Italia arriveranno entro fine marzo altri 7 milioni di dosi di vaccini – fino a 68 milioni entro luglio – e la campagna di somministrazione dovrà accelerare con decisione, passando dal criterio delle categorie a quello delle fasce d’età, e costruendo una rete di ‘hub’ capillare ed efficace. E’ il senso di una giornata che ha visto la prima riunione tra i nuovi vertici della struttura dell’emergenza scelti da Mario Draghi – il commissario Francesco Figliuolo e il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio -, i ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza e le Regioni. Queste ultime avranno a disposizione una “scorta di solidarietà” da usare nelle zone a più alto contagio in caso di penuria, ha promesso il ministro della Salute Speranza. L’accantonamento potrebbe essere dell’ 1-2% delle dosi. I governatori, tra i quali è tornato in videoconferenza il campano Vincenzo De Luca, hanno chiesto di “autorizzare nuovi vaccini da affiancare a quelli già utilizzati” – ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, – e di fare chiarezza su fasce d’età e priorità delle vaccinazioni. Insomma vogliono sapere chi e quando vaccinare, visto che per ora si è andati in ordine sparso. “Una regia unica nazionale per individuare le strutture adatte come gli auditorium, le palestre, i palazzetti dello sport” per vaccinare è stata invocata dal presidente dell’Associazione Comuni (Anci) Antonio Decaro. Per il generale Figliuolo, incoraggiato in collegamento dal predecessore Domenico Arcuri, che ha salutato i partecipanti, il problema è innanzitutto il trasporto delle dosi “nell’ultimo miglio” sul territorio e la gestione dei punti di somministrazione. Gli hot spot vaccinali vanno incrementati, ha spiegato, usando ogni possibilità: siti produttivi, strutture della Protezione civile e della Difesa. Speranza ha rilanciato poi l’idea del ‘fondo di solidarietà’, una scorta di dosi destinate alle Regioni in difficoltà. Ma la direzione della campagna vaccinale è stata indicata da Gianni Rezza dell’Istituto superiore di sanità (Iss): “A mano mano che avremo più dosi verrà meno il criterio delle categorie e si offrirà il vaccino alla popolazione intera in modo più flessibile”. “Adesso si stanno vaccinando gli over-80 e le regioni stanno iniziando a vaccinare gli iper-vulnerabili”, ha ricordato Rezza. I numeri al momento sono ancora insufficienti. Ieri sono state iniettate oltre 180 mila dosi, ma bisognerà arrivare a 300 mila al giorno entro fine marzo, visto che ne arriveranno in media 270 mila al giorno. L’obiettivo sono 500 mila iniezioni quotidiane ad aprile. Oggi si sono superati i 5 milioni di dosi somministrate e sono circa 3,5 milioni gli italiani che hanno ricevuto una o due dosi. Ma la campagna va in modo molto diverso a seconda delle Regioni. La Val d’Aosta ha utilizzato il 92% delle dosi ricevute, la Calabria all’estremo opposto il 61%. Astrazeneca, ad esempio, è stato usato al 73% dalla Toscana e al 3% dalla Basilicata, secondo le tabelle del ministero della Salute (forse non aggiornate in tempo reale). Alcune Regioni hanno invece esaurito le scorte di Pfizer – finora di gran lunga il vaccino più usato in Italia -, suscitando il dubbio che non le abbiano conservate per il richiamo come è stato da più parti sostenuto. Per Gelmini c’è l’esigenza di fare finalmente in modo che la campagna vaccinale sia “quanto più possibile uniforme sul territorio nazionale, evitando disparità”. La ministra degli Affari regionali ha insistito inoltre sulla priorità da dare ai disabili e alle persone che li assistono. La buona notizia è che i casi sono in evidente flessione tra gli over 80, pur vaccinati finora solo per un quarto del totale. I vaccini funzionano, bisogna farli.

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