Leo Annunziata, Pd regionale: “Fico non è il candidato del centrosinistra a Napoli”

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Leo Annunziata, Pd regionale: “Fico non è il candidato del centrosinistra a Napoli”

E’ a capo della segreteria regionale del Pd ormai da quasi 3 anni. Leo Annunziata, ritenuto vicinissimo al presidente De Luca, affronta i nodi del suo partito: dal livello nazionale a quello locale.

Segretario, Zingaretti si è dimesso ed ha attaccato duramente il suo stesso partito. Cosa ne pensa?

«Anzitutto penso che sia stato un fulmine a ciel sereno, un fatto totalmente imprevisto. E quindi è chiaro che c’è stato un momento di forte sbandamento nella base e nei gruppi dirigenti, dopo questa scelta inaspettata. Anche io, come tutti i dirigenti, abbiamo invitato il segretario a desistere da questa decisione visto che era già convocata l’assembla nazionale per il 13 marzo. Vediamo, ora, se è praticabile questa strada. Ritengo che a caldo la necessità sia quella di mettere in sicurezza il partito soprattutto in questa fase».

Le parole di Zingaretti verso il gruppo dirigente sono state, però, durissime. Ha detto: mi vergogno.

«Premettendo che non giusto fare esegesi delle parole del segretario, il rischio che corre un partito tipicamente democratico è che la dialettica, che è il sale della politica, si fossilizzi su posizioni e anzichè tentare la sintesi si mantenga su queste contrapposizioni: ora si deve fare sforzo unitario».

La scorsa settimana la base è insorta contro l’idea di candidare Fico alle comunali.

«Primo punto da chiarire: su Napoli non si è formalizzata la candidatura di Fico. Secondo me, con i Cinque Stelle deve esserci un rapporto fortemente dialettico nel senso che l’interlocuzione e il dialogo debbono avanzare nel momento in cui noi come Pd facciamo pesare la nostra storia e la nostra identità. A partire da questo si apre il dialogo».

Tutti credono che la crisi sia colpa di Renzi e degli ex renziani?

«Italia Viva ha partecipato all’ultimo tavolo a Napoli. Iv è parte integrante della coalizione regionale con De Luca. Normale che ci sia un’apertura a queste forze. Io vado controcorrente: non sono ossessionato dalla figura di Renzi. Sinceramente quando la dialettica del partito democratico si ipostatizza a favore o contro Renzi facciamo un cattivo uso delle nostre idee. L’ex premier ha fatto un altro partito, col quale quando è giusto e necessario ci confrontiamo, ma il Pd non può avere un’agenda che parta contro o a favore di Renzi».

Intanto avete già una nomination: Beppe Grillo vuol fare il segretario del Pd.

«Poiché Grillo, io immagino, scrive Elevato lo scriva con la maiuscola la cosa mi preoccupa: il Pd appartiene completamente alla fase in cui le maiuscole sono abolite non solo dalla politica perché ciò interessa la prassi degli uomini. Eviterei dal nostro campo gli elevati perché a furia di elevarsi troppo si ritrova su Marte, noi siamo concentrati su quello che accade in Italia».

A Napoli, dunque, secondo lei si deve ripartire dall’esperienza De Luca?

«Non voglio rubare il mestiere a nessuno e nemmeno al segretario metropolitano ma bisogna far tesoro dell’esperienza vincente della coalizione regionale. Ma questo credo sia stato già fatto ed è chiaro che nell’ultima riunione c’è stata la coalizione di De Luca aperta al Movimento Cinque Stelle che ha partecipato. Si deve partire da quell’esperienza e aprire agli interlocutori grillini».

Però anche a livello nazionale Zingaretti è finito nel mirino per essersi schiacciato su Conte, che oggi è il leader dei 5S. «Non si tratta di schiacciarsi. Il nostro partito, come lo è stato Zingaretti fino all’altro, è un partito che si è sempre riconosciuto in un leader. Così sarà anche in futuro».

A un anno di distanza però la situazione è ancora drammatica. Con Draghi cambia qualcosa o nulla secondo lei?

07«La situazione è ancora grave. All’attuale Governo va riconosciuto il merito di aver aperto una fase di sobrietà comunicativa di cui l’Italia aveva bisogno. Io sono un parsimonioso del linguaggio e vedo questa consonanza importante. C’è ora una fase strategica con alcuni cambi nelle strutture operative: si stanno sostanzialmente mettendo le pedine che dovranno gestire la fase del vaccino. Va riconosciuto che il presidente della Regione anticipa quasi le scelte del governo ed ha il polso della situazione in Campania. Ora ci aspettiamo tutti dal governo accelerazione sui vaccini».

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