Althaus Aristoteles: «Quel film con Banfi mi cambiò la vita»

Ciro Troise,  

Althaus Aristoteles: «Quel film con Banfi mi cambiò la vita»

Urs Althaus è un attore svizzero, il suo nome e cognome così forse non dicono nulla. È un’altra identità che, invece, lo rende noto soprattutto per gli appassionati di calcio. Urs ha interpretato Aristoteles nel film colossal sul calcio, “L’allenatore nel pallone”, realizzato nel 1984 ma che ancora rappresenta un’icona per tutti. Althaus ci racconta aneddoti, retroscena sul film più amato dai calciofili.

L’allenatore nel pallone le ha cambiato la vita. Ci racconta cosa ha rappresentato per lei?

“Grazie a quel film ho coronato un sogno, io giocavo a calcio, quando avevo vent’anni ero un professionista, militavo nello Zurigo, un incidente ha stroncato i miei desideri. Volevo giocare come Pelè, lo dicevo sempre a mia madre e nel film l’ho fatto”.

Perché hanno scelto lei per quel ruolo?

“Quando incontrai il regista Sergio Martino a Cinecittà, gli dissi che ero stato un calciatore ma lui non ci credeva. Vidi il pallone in un angolo del suo ufficio, lo presi e iniziai a palleggiare, così poi non ha avuto più dubbi su chi dovesse essere Arì”.

Ha mai incontrato Pelè, il genio a cui lei si è ispirato?

“Sì, due volte. Quando giocavo nel Zurigo, facemmo un’amichevole con il Santos, sono riuscito a farmi una fotografia grazie alla sua disponibilità, Pelè ha detto alla polizia di farmi passare. Quando abitavo a New York, vivevo nello stesso palazzo di Beckenbauer e Pavarotti. Pelè venne ad incontrare Beckenbauer e così ebbi l’occasione di rivederlo, gli parlai dell’episodio accaduto circa quindici anni prima e ovviamente non lo ricordava dopo tanto tempo, abbiamo scherzato tanto insieme”.

Lei però lo sa che a Napoli c’è una legge non scritta: Maradona è megl e Pelè.

(Ride) “Sì, lo so e non vedo l’ora di venire a Napoli per il tour di presentazione della mia autobiografia “Io, Aristoteles, il negro svizzero”. Sono stato molto triste per la morte di Maradona, la notizia mi ha addolorato tantissimo. Anche se non l’ho mai incontrato, per me lui è il mito del calcio”.

Segue ancora tanto il calcio?

“Si, vedo tante partite, la Champions League e vari campionati nazionali: Serie A, Premier League e Bundesliga soprattutto”.

C’è una squadra per cui fa il tifo?

“Sempre e solo la Longobarda”.

Ha mai visto Lino Banfi dopo il film?

“Qualche mese fa, quando sono venuto a Roma per la promozione del mio libro, l’ho chiamato, mi ha fatto una sorpresa, è venuto a trovarmi negli studi di Sky. È stato emozionante, non lo incontravo da quindici anni”.

Segue il Napoli? Che idea si è fatto della stagione degli azzurri?

“Ho visto un paio di partite e purtroppo ha perso, ho simpatia per il Napoli. Mi è dispiaciuto tanto per l’esonero di Ancelotti ma sono anche un grande estimatore di Gattuso. Rino ha disputato il suo ultimo anno di carriera da calciatore al Sion. Ho un grande ricordo di Gattuso in campo, è un personaggio forte, molto aggressivo”.

Ancelotti ha partecipato anche a “L’allenatore nel pallone”. Che ricordo ha di Carlo?

“Fantastico, mi aiutò tanto nella scena del gol su punizione contro la Roma. Chiesi a Sergio Martino di farla quanto più “realistica” possibile, senza giocare troppo con i tagli. C’erano lui, Ciccio Graziani, che ha fatto anche la prefazione per il mio libro. Feci gol anche grazie alle indicazioni di Ancelotti”.

Le sarebbe piaciuto partecipare al film o alla serie tv su Totti?

“Sì, assolutamente, purtroppo non l’ho mai incontrato perché non ho partecipato alla seconda edizione de “L’allenatore nel pallone”.

Ci sono altri personaggi del calcio a cui è legato?

“Antonio Conte lo scorso 31 luglio, il giorno del suo compleanno, mi ha inviato la sua foto con il mio libro, si è fatto così un regalo. L’Inter giocava contro il Bayer Leverkusen in Europa League, mi ha contattato tramite il segretario generale del club nerazzurro. Mi ha invitato a Milano, ci andrò appena sarà possibile a causa della pandemia. Totò Schillaci anche ha voluto conoscermi, mi dissero che i ragazzi della Nazionale del ’90 erano dei fan del film”.

A distanza di trentasette anni, cosa le è rimasto del film?

“Il grandissimo affetto degli italiani, molti anni fa all’aeroporto a Roma dei poliziotti mi hanno riconosciuto e fatto saltare la fila. Ancora oggi è incredibile ciò che ricevo in Italia, in estate sono stato in Toscana. A Siena in un ristorante un cameriere mi ha chiesto se fossi Aristoteles, dopo sono venuti tutti presso il mio tavolo e hanno fatto la gara a chi ricordasse più battute del film”.

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