Ercolano si rilancia, il Mito col futuro intorno. Nuovo logo ed esposizioni diffuse

Redazione,  

Ercolano si rilancia, il Mito col futuro intorno. Nuovo logo ed esposizioni diffuse

Un nuovo logo, con un nodo che richiama quello del mantello di Ercole fondatore e nello stesso tempo allude alle tante connessioni che mantengono vivo il patrimonio culturale, all’abbraccio tra passato e contemporaneità, allo scambio tra il sito archeologico e la comunità che ne anima il territorio. E poi due mostre che accendono i riflettori sul mondo antico, partendo dai gioielli dell’ebanisteria e dalla cultura della tavola con i tanti incredibili reperti che qui l’eruzione del Vesuvio ha incredibilmente risparmiato, rendendo particolarmente speciale questo sito patrimonio dell’Umanità.

Il Parco archeologico di Ercolano guarda al futuro, anzi al “mito col futuro intorno” e si rilancia, rivendicando con orgoglio il lavoro degli ultimi anni – un occhio alla dimensione internazionale l’altro a quella strettamente locale – con un team di professionalità impegnate a fondo nella manutenzione e nella cura della città antica, come nella ricerca e nell’esposizione. Ma anche una rete di collaborazioni che vanno dal mecenate David Packard all’Università Vanvitelli, dal comune alle associazioni e che ne fanno una struttura orgogliosamente ancorata al suo territorio. Pazienza quindi se le condizioni della pandemia, con la Campania addirittura in zona rossa, hanno costretto nel frattempo il Parco ad una nuova dolorosa chiusura, l’annuncio vuole essere anche un atto di resilienza: “Abbiamo sempre affrontato l’emergenza con spirito positivo, sarà così anche stavolta”, assicura alla stampa il direttore Francesco Sirano. Che per i prossimi mesi punterà sulla flessibilità tra iniziative in presenza e in virtuale, mentre continuano i restauri e gli scavi che permetteranno al sito di presentarsi al pubblico “entro due o tre anni” con grandi novità, tra cui un nuovo percorso di visita che dall’antica spiaggia arriverà alla Villa dei Papiri “con la possibilità di godere del fronte a mare della città dalla stessa prospettiva dalla quale la vedevano gli antichi abitanti”. Mentre procederà il progetto più ambizioso per il restauro delle Terme Suburbane.

A lungo e a torto considerata la ‘sorella minore’ di Pompei, Ercolano, ricorda il direttore – affiancato in conferenza dalla storica dell’arte ed esperta di museologia Nadia Barrella ( professore ordinario all’Università Vanvitelli e membro del Comitato Scientifico) e dall’archeologa Jane Thompson direttore fin dal 2001 dell’Herculaneum Conservation Project – è in realtà un gioiello unico: solo qui, ricorda Sirano, si possono ancora ammirare case romane nella loro completezza che si ergono anche per tre piani. Solo qui, come duemila anni fa, la cittadina si affaccia sul mare.

E solo qui, grazie ad una diversa dinamica di venti e di correnti, in quel lontano 79 d.C. la valanga di fuoco del Vesuvio ha in qualche modo risparmiato arredi e vettovaglie, il cui aspetto ha preso una forma carbonizzata, ma è ancora perfettamente riconoscibile. Nelle case degli ercolanesi di duemila anni fa sono stati trovati arredi di ogni genere, dagli sgabelli con l’impiallacciatura in legno di rosa ai tavolini con le zampe configurate, e ancora letti, armadi. Oggetti di uso quotidiano e in qualche modo terribilmente contemporanei , come la piccola culla della Casa di Graniano che sarà tra le protagoniste dell’esposizione allestita non all’interno degli Scavi bensì nella Reggia di Portici, con una scelta simbolica, spiega Sirano, “perché è proprio lì che nacque nel ‘700 l’Herculanense Museum”. O come i resti delle vettovaglie, che racconteranno i piaceri e la cultura della tavola nella seconda esposizione in programma.

Due mostre che riportano alla luce anche tanti reperti di solito custoditi nei depositi e che si propongono spunti di riflessione, occasioni di dialogo con il contemporaneo. Per i turisti “sarà possibile visitarle con un piccolo sovrapprezzo sul biglietto di ingresso”, assicura Sirano. Ma è chiaro che ancora una volta in primo piano, e non solo per esigenze legate all’eccezionalità della situazione pandemica, ci sono i residenti, la comunità locale, quella che ogni settimana fin dall’inizio del lockdown si ritrova su Facebook per seguire i racconti di storia (lui li chiama “lapilli”) del suo direttore. Tant’è, insieme alle esposizioni temporanee ci sono gli approfondimenti all’interno del sito , la mostra dedicata allo splendore degli ori, ormai diventata permanente all’interno dell’Antiquarium, il Padiglione della barca, la scoperta del Teatro antico che si raggiunge passando per gli antichi cunicoli borbonici. Le iniziative in campo sono tantissime, dalle visite ai cantieri di restauro alle serate estive con i percorsi multisensoriali. E poi conferenze, seminari, laboratori. Senza disdegnare le “tre A” che ripartiranno in autunno (Archeologia, Arte , Aperitivi) con eventi pensati per accostare gli studi dell’antico a quelli del contemporaneo, ma anche “per attrarre nuovo pubblico e consolidare la comunità”

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